Paco Roca e l’architettura della memoria

1 maggio 2016

Paco Roca, La casa, Tunuè 2016

Pagina uno: un uomo anziano, senza proferire parola, esce di casa. Non lo vedremo rientrare mai, perché subito dopo ci ritroviamo catapultati a un anno di distanza nella stessa location: l’uomo è morto e i suoi tre figli hanno deciso di vendere la residenza per le vacanze. Decidono per questo di passarvi qualche giorno, assieme alle rispettive famiglie, per rassettarla e darle l’ultimo saluto.

Paco Roca, La casa, Tunuè 2016

Con La casa – questo il titolo del suo ultimo romanzo a fumetti – Paco Roca ritorna su quello che risulta ormai il leitmotiv tematico più affine alla sua sensibilità: la memoria, intesa come costruzione e rievocazione del ricordo.
Per esempio, abbiamo già potuto apprezzare la ricerca dell’autore iberico sul tema, mai scontata o eccessivamente melensa, nel suo lavoro più celebre Rughe (pubblicato in Italia nel 2008 da Tunué, da cui è stato tratto un lungometraggio animato nel 2011).

L’ultimo graphic novel è basato ampiamente su fondamenta autobiografiche. Come Fernando Marias scrive nell’epilogo, è il “libro che un ragazzo ha voluto scrivere per la morte del padre”; di riflesso, è anche il racconto di una generazione che ancora lottava – letteralmente – per costruirsi il futuro con le proprie mani, nonché del confronto tra genitori e figli, attraverso la rievocazione di esperienze e paure comuni.
Attraverso il ricordo dei momenti passati in quegli stessi luoghi col padre, i tre figli esploreranno sotto differenti aspetti il loro rapporto personale con il genitore; confronto che contestualmente li porrà di fronte alle loro diversità e divergenze.

Proporzioni bilanciate, linee essenziali e un uso del colore ben studiato, atto a sottolineare i vari passaggi – anche emotivi – della storia, pongono in risalto ogni singolo elemento della tavola, evidenziandone una concezione strettamente legata alle esigenze del racconto; ricacciando virtuosismi fini a se stessi e mostrando l’incredibile capacità di sintesi del maestro spagnolo, che fa di lui un narratore tanto scorrevole quanto di forte impatto, visivo e quindi emozionale.

La casa si pone così come un ulteriore tassello lungo il cammino intrapreso dall’autore: ne espande gli orizzonti, aggiungendo alla rievocazione del ricordo – oltre alla funzione di nesso tra passato e futuro – quella di speranza ed estremo atto di gratitudine. Ricordare, per continuare a vivere.


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