La nuova installazione del Victoria and Albert Museum

1 giugno 2016

Elytra Filamen Pavilion installazione Victoria and Albert Museum Londra

Impiega fibra di carbonio, la scenografica installazione di 200 metri quadrati concepita dall’architetto sperimentale Achim Menges, su invito del Victoria & Albert Museum di Londra, in occasione della cosiddetta Stagione dell’ingegneria.
Fino al 6 novembre 2016, sarà possibile vedere da vicino il singolare Elytra Filament Pavilion che, come suggerito dal nome, trova nelle cosiddette elitre – termine con il quale si indicano le ali di coleotteri ed emitteri – la propria ispirazione.

La natura dunque ha fornito ad Achim Menges e al suo team – nel quale compaiono anche l’ingegnere strutturale Jan Knippers e l’ingegnere ambientale Thomas Auer –  lo spunto decisivo per progettare e mettere a punto un’opera altamente innovativa, resa possibile con l’impiego della robotica e dopo un lavoro durato quattro anni, in collaborazione anche con l’Università di Stoccarda.
In particolare, la copertura dell’Elytra Filament Pavilion dispone di una serie di dispositivi deputati a raccogliere e registrare dati relativi all’utilizzo dell’opera da parte dei visitatori e alla loro mobilità nello spazio. Queste informazioni, archiviate da specifici sensori inseriti tra le fibre di carbonio, saranno impiegate per modificare la configurazione dello speciale padiglione, in tre distinte occasioni nell’arco del suo periodo di apertura.

Chi si recherà al V&A Museum nelle giornate del 17 e 18 giugno e del 22 settembre avrà la possibilità di assistere in tempo reale all’ampliamento del Elytra Filament Pavilion: il robot kuka realizzerà ulteriori elementi in tempo reale. Tra gli obiettivi dell’operazione, infatti, figurano anche l’integrazione tra i tradizionali principi architettonico- ingegneristici e le nuove frontiere offerte dalla biomimetica.
In contemporanea all’installazione, il V&A Museum ospita anche Engineering the World: Ove Arup and the Philosophy of Total Design, una retrospettiva dedicata all’ingegnere inglese Ove Arup.