L’Iran di Jalal Sepehr, in bilico tra passato e globalizzazione

11 giugno 2016

Jalal Sepehr, Red Zone #1, 2015

Il capoluogo lombardo ospita la prima personale italiana dell’artista iraniano, ripercorrendone la carriera e mettendone in luce il talento nel ritrarre la delicata condizione della sua terra d’origine.

Fino al 9 luglio, le Officine dell’Immagine di Milano accolgono tra i loro spazi una personalità ben nota alla scena artistica internazionale, facendo da sfondo alla sua prima personale italiana. As far as the eye can see, a cura di Silvia Cirelli, offre un colpo d’occhio sul percorso creativo di Jalal Sepehr, mettendo in luce il legame tra la sua arte e l’Iran, il suo Paese natale.

Capace di descrivere l’incredibile fascino di un territorio in bilico fra l’aspirazione alla modernità e il bisogno di salvaguardare la propria tradizione, Sepehr ne condensa i tratti grazie a uno stile unico, in cui la fotografia si alterna all’uso di elementi distintivi come il tappeto persiano, ricorrente in numerosi lavori.

Dalla recente serie Red Zone, che svela la dimensione intima di un popolo mediorientale costretto a vivere in una quotidianità perennemente in stato di allarme, all’ultimo progetto fotografico dell’artista – Color As Gray – che si interroga sulla drammatica realtà della guerra in numerosi paesi del Medio Oriente, la mostra milanese testimonia la poetica immediatezza delle opere di Sepehr.