Ritratto familiare di un critico d’arte

18 agosto 2016

Artemisia-Gentileschi-Cleopatra-1620

Scomparsa nel 2015, Rina Cavallini ha rappresentato una figura rivoluzionaria nella cultura italiana del dopoguerra: in un ambiente marcatamente maschile quale quello del collezionismo d’arte e delle case d’aste, ha saputo sviluppare un proprio “occhio” competente e raffinato. Un gusto, un “sentire” che ha poi trasmesso al figlio, il cui nome è molto più conosciuto presso il grande pubblico: Rina era infatti la madre di Vittorio Sgarbi, che a Osimo ha curato una mostra in onore della sua “maestra”.

A Palazzo Campana, nella cittadina in provincia di Ancona, il critico d’arte ha raccolto 150 opere tra le oltre 4mila presenti nella trentennale collezione di famiglia.
Le stanze segrete di Vittorio Sgarbi – così definite nel titolo della mostra, aperta fino al prossimo 30 ottobre – ruotano in particolare attorno a tre artisti italiani che, nonostante l’incredibile differenza e autonomia di stile e poetica, furono operativi nell’arco di un cinquantennio appena.

Lorenzo Lotto è il primo autore di questa triade; di suo, in mostra a Osimo è presente il Ritratto di Ludovico Grazioli, cui viene confrontato il Ritratto del legale Francesco Righetti del Guercino, prima natura morta di libri.
Di poco precedente (1620) è la Cleopatra (nell’immagine in apertura, in dettaglio) del terzo artista su cui si incentra l’esposizione: Artemisia Gentileschi, che dell’attenzione al dettaglio e dell’indagine psicologica rappresenta una sorta di quintessenza: “Artemisia ribalta tutto. Il suo realismo è assoluto, imminente, senza nessuna concessione lirica o intimistica”, scrive Sgarbi.
Un’immagine di donna determinata e competente, quella che il critico tratteggia della pittrice seicentesca… forse in essa ritrovando qualcosa della sua stessa madre, altrettanto decisa e autorevole.


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