Roma: alle Terme di Diocleziano il dadaista Jean Arp

2 ottobre 2016

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Nell’anno del centenario del movimento dadaista, Roma rende omaggio in grande stile a una delle avanguardie storiche del Novecento.
Fino al 15 gennaio 2017, la magnifica cornice delle Grandi Aule delle Terme di Diocleziano accoglie la mostra Jean Arp, orientata a guadagnarsi un posto d’onore nella storia espositiva della Capitale anche per l’allestimento, progettato dall’architetto Francesco Venezia. Attraverso una selezione di 80 opere  – tra sculture, rilievi, stampe e papier collé – la retrospettiva intende analizzare l’intera produzione dell’artista francese, a 50 anni dalla scomparsa.

Una concomitanza di ricorrenze che ha incentivato la Soprintendenza Speciale per il Colosseo, l’area archeologica centrale di Roma e il Museo Nazionale Romano con Electa a promuovere il progetto espositivo, la cui curatela è stata affidata ad Alberto Fiz. A rendere possibile l’appuntamento anche la collaborazione con la Fondation Arp di Clamart, in Francia, e numerosi prestiti.
La scelta di ospitare una tra le più ampie retrospettive finora proposte in Italia, dedicata all’artista francese, proprio all’interno delle maestose e solenni Terme di Diocleziano – ha illustrato Francesco Prosperetti, Soprintendente per il Colosseo e l’area archeologica centrale di Roma – è un tributo alla fascinazione che su di lui hanno sempre esercitato le testimonianze dell’antichità.

Tra i fondatori, , insieme a Hugo Ball e Tristan Tzara, del movimento Dada – nato al Cabaret Voltaire di Zurigo, nel 1916 – Jean Arp viene indagato con notevole profondità dalla mostra, senza dimenticare il trentennale sodalizio, umano e professionale, che lo legò a Sophie Taeuber, divenuta sua moglie. A questa distintiva convergenza di stili e spiriti è dedicata una delle sezioni.
Poeta, pittore e scultore, si fece portavoce dello spirito del movimento DADA, un’esperienza che non fu “una farsa, ma una straordinaria ondata di contestazione degli artisti contro l’arte accademica e decorativa prodotta dalla società borghese tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo“.

Tra le opere in mostra, si segnalano le testimonianze della serie Concrétions humaines del 1934, l’omaggio a Auguste Rodin del 1938, Thalès de Milet del 1951, contraddistinta da un’aurea magica ed esoterica, e la serie delle sculture monumentali, poste in sequenza.
Ad aprire il percorso espositivo è Berger des Nuages del 1953, con la sua impressionante altezza che supera i tre metri.