Dalla Corea, un’indagine visiva delle statue dei dittatori

27 gennaio 2017


Le statue dei tiranni del passato sono spesso parte integrante di quel “patrimonio scomodo” che le città del mondo ereditano dalla propria storia. Dall’ex URSS alla Cina fino alla Corea, le testimonianze di questa natura sono più numerose di quanto si possa credere e non mancano di fornire lo spunto per riflessioni e indagini.
Un esempio recente è il progetto portato avanti dal designer Ted Hyunak Yoon. Di base a Seoul, capitale della Corea del Sud, ha scelto di intraprendere un’analisi visiva dei monumenti eretti per celebrare – ed esaltare – la figura e la condotta di alcuni dittatori.

Nel tentativo di rispondere con profondità alle questioni che rendono queste statue un’eredità tanto controversa, Ted Hyunhak Yoon ha avviato un progetto di ricerca nel corso del quale ha analizzato con sistematicità alcuni aspetti peculiari.
Il punto di partenza è stata la “decodifica dell’oggetto”, condotta mediante un’ampia documentazione fotografica e un’accurata osservazione. Singole porzioni delle statue sono state analizzate e, nei casi di analogie, affiancate: in questo modo, il reiterarsi di posture e gesti ha acquisito piena evidenza.

Il risultato di questa mappatura è confluito in una pubblicazione, nella quale sono stati raccolti disegni, immagini e saggi di approfondimento. L’obiettivo di Ted Hyunhak Yoon è fornire ai lettori uno strumento che consenta di individuare i mezzi impiegati dalla propaganda e i significati associati a forme e soluzioni ricorrenti.