Catania accoglie la fotografia di Vivian Maier

28 ottobre 2017


Sono trascorsi meno di 10 anni dalla scomparsa di Viviam Maier. Eppure, nel corso di questo tutto sommato breve intervallo di tempo, il mondo intero è stato letteralmente conquistato dagli scatti e dalla vicenda umana dell’ormai celeberrima tata-fotografa. Ad accendere i riflettori sul suo universo visivo, a partire dal 27 ottobre, sono gli spazi espositivi della Fondazione Puglisi Cosentino, a Catania, che accoglieranno una delle più complete monografiche fin qui dedicate all’artista.

Nel percorso espositivo di Vivian Maier. Una fotografa ritrovata confluiranno infatti oltre 120 fotografie in bianco e nero, realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta, una selezione di immagini a colori, scattate negli anni Settanta, e alcuni filmati in super 8.
Curata da Anne Morin con Alessandra Mauro, la mostra rappresenta l’occasione per cogliere il modus operandi dell’artista, che praticò la fotografia “con disciplina e usò questo linguaggio per dare struttura e senso alla propria vita conservando però gelosamente le immagini che realizzava senza parlarne, condividerle o utilizzarle per comunicare con il prossimo. Proprio come Maier, noi oggi non stiamo semplicemente esplorando il nostro rapporto col produrre immagini ma, attraverso la fotografia, definiamo noi stessi”, come ha scritto Marvin Heifermann nel catalogo associato a questo appuntamento.

Con l’inseparabile Rolleiflex, la fotografa ha ritratto la sua epoca, i luoghi attraversati, le persone conosciute o semplicemente sfiorate lungo la strada. Il patrimonio delle sue creazioni è rimasto impresso su centinaia di rullini, invisibile al mondo e anche a le fino al 2007, quando John Maloof – giovane produttore cinematografico, all’epoca agente immobiliare – acquistò in un’asta parte dell’archivio della Maier confiscato per un mancato pagamento.
Da quel momento in poi, prese il via una fase del tutto inedita per queste immagini, poiché Maloof, consapevole della potenza e delle bellezza degli scatti, intraprese un’ostinata – e fruttuosa – ricerca di tutti i materiali legati alla “misteriosa autrice”. Uno sforzo che, passo dopo passo, gli ha permesso di archiviare oltre 150mila negativi e 3mila stampe, legati alle città in cui Maier visse – in primis New York e Chicago – ma anche alle situazioni quotidiane, ai piccoli incontri, a decine di momenti condannati all’oblio sui quali ora posa gli occhi il pubblico internazionale.

Il suo mondo erano gli altri, gli sconosciuti, le persone anonime che sfiorava cosicché al momento dello scatto la distanza alla quale si trovava era proprio la distanza che rendeva quelle persone i protagonisti di un aneddoto insignificante – ha osservato la curatrice Morin. – Anche se tentava delle composizioni sconcertanti, a tratti azzardate, Vivian Maier restava ai margini della scena che immortalava, mai completamente da “questa lato dell’obiettivo”, per non essere mai invisibile. Diventava parte di ciò che vedeva e diventava lei stessa un soggetto.”

[Immagine inapertura: Vivian Maier, Chicago, 22 agosto 1956, dettaglio © Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York]