Dal Tibet a Pistoia, la storia di un grande esploratore italiano

15 ottobre 2017

Mario Piacenza, Panorama dal campo a m 5550 verso il fianco sinistro del ghiacciaio Durung-Drung, 1913. Centro Documentazione Museo Nazionale della Montagna

Addentrarsi in terre remote e affascinanti, rimaste a lungo sconosciute, grazie a una mostra: succede a Pistoia, nelle sale di Palazzo Sozzifanti, dove è appena stata inaugurata La rivelazione del Tibet. Ippolito Desideri e l’esplorazione italiana nelle terre più vicine al cielo.
Ispirata dallo studioso pistoiese Enzo Gualtiero Bargiacchi e inserita nel programma di Pistoia Capitale Italiana della Cultura 2017, la rassegna si concentra sulla figura del missionario gesuita Ippolito Desideri, pioniere delle esplorazioni italiane in Asia, ed è un’occasione per comprendere il ruolo dell’Italia nella conoscenza del “Tetto del mondo”, in particolare dell’area Karakorum-Himalaya.

Originario proprio di Pistoia, tre secoli fa Desideri giunse a Lhasa, per poi proseguire il suo itinerario nelle regioni del Punjab, Kashmir, Baltistan e Ladakh tra il 1712 e il 1728. Il suo nome si lega alla “rivelazione” del Tibet all’Europa: furono i suoi testi scritti a fornire ampie descrizioni di una zona del mondo ancora totalmente sconosciuta all’epoca. L’attuale Dalai Lama lo ha definito “un autentico pioniere” del dialogo interreligioso e dell’incontro rispettoso e proficuo fra culture e tradizioni diverse, poiché Desideri nelle sue analisi di tipo geografico, storico, antropologico, filosofico e religioso dimostrò anche una “prodigiosa capacità di penetrare la complessità delle concezioni centrali del Buddhismo“.

La mostra pistoiese, visitabile fino a domenica 10 dicembre e introdotta da un convegno internazionale al quale hanno preso parte geografi, storici, antropologi, filosofi e teologi, riunisce documenti, carte geografiche, foto panoramiche d’epoca, strumentazione scientifica, filmati e dipinti su stoffa o thangka per evocare le atmosfere di questa affascinante zona dell’Asia.
I reperti in mostra provengono anche da successivi viaggi di esplorazione e di studio – guidati da Osvaldo Roero di Cortanze, Luigi Amedeo di Savoia, Mario Piacenza, Filippo De Filippi, Giuseppe Tucci e Ardito Desio – a testimonianza del contributo di Desideri come “iniziatore” e ispiratore dell’esplorazione italiana del Tibet.

[Immagine in apertura: Mario Piacenza, Panorama dal campo a 5550 metri verso il fianco sinistro del ghiacciaio Durung-Drung, 1913. Centro Documentazione Museo Nazionale della Montagna]