Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec rivive a Milano

16 ottobre 2017

Henri de Toulouse-Lautrec, A letto, 1892, olio su cartone

C’è tempo fino al 18 febbraio 2018 per rivivere le suggestive atmosfere che Henri de Toulouse-Lautrec riuscì a fissare nelle sue opere d’arte, associando al racconto della vita dell’epoca una straordinaria modernità. Le sale espositive di Palazzo Reale accolgono infatti un’ampia monografica a lui dedicata, resa possibile grazie a prestigiosi prestiti internazionali.
A Milano, in occasione di Toulouse-Lautrec Il mondo fuggevole, sono eccezionalmente riuniti capolavori che appartengono a diverse fasi della produzione dell’artista, concessi da istituzioni come il Musée Toulouse-Lautrec di Albi, la Tate Modern di Londra, la National Gallery of Art di Washington, il Museo Puškin di Mosca, il Museum of Fine Arts di Houston, il MASP (Museu de Arte di San Paolo) e la Bibliotheque Nationale de France di Parigi. Molte, inoltre, sono anche le opere provenienti da storiche collezioni private.

Curata da Danièle Devynck – direttrice del Museo Toulouse-Lautrec di Albi  – e da Claudia Zevi e promossa da una pluralità di soggetti, pubblici e privati, la monografica si snoda tra oltre 250 lavori di Toulouse-Lautrec. In particolare, 35 sono i dipinti e 22 i manifesti: di questo genere, che ha consegnato l’artista di nobili origini alla piena notorietà internazionale, è esposta la serie completa proveniente proprio dal Museo di Albi. Nel percorso espositivo, inoltre, sono presenti litografie e acqueforti, a testimonianza dell’interesse verso la sperimentazione e verso il disegno in tutte le sue declinazioni.

Le opere di Toulouse-Lautrec consegnano in eredità agli osservatori contemporanei il gusto di un’epoca, ancora in bilico tra tradizione e modernità, della quale fu un eccelso “narratore per immagini”: locali tipici, cantanti, danzatrici, attrici e personaggi semplici furono tra i suoi soggetti preferiti.
Il profilo umano dell’artista viene ricostruito all’inizio del percorso espositivo, dove si fa anche luce sull’aristocratica famiglia d’origine. Sezione dopo sezione, l’intera produzione viene presentata allo scopo di testimoniare le evoluzioni del linguaggio, “l’attrazione fatale” verso il mondo dei bassifondi e delle case chiuse della capitale parigina del tempo, ma anche l’influenza esercitata dalle stampe giapponesi, di cui fu un grande studioso, e la passione per la fotografia. Poco incline a stringere legami di appartenenza con scuole o correnti, incarnò la figura del pittore bohémien in grado di costruire “un nuovo e provocatorio realismo, sintesi estrema di forma, colore e movimento“.

[Immagine in apertura: Henri de Toulouse-Lautrec, Au lit, dettaglio, 1892, olio su cartone, Foundation E.G. Buehrle Collection, Zurich]