Il ritorno del romanzo: Nobel per la Letteratura per Kazuo Ishiguro

5 ottobre 2017


È di pochi istanti fa l’annuncio, in diretta streaming dall’Accademia di Svezia, del conferimento al romanziere inglese Kazuo Ishiguro del Nobel per la Letteratura 2017. Dopo il discusso riconoscimento a Bob Dylan, lo scorso anno, il più importante premio al valore letterario torna a prediligere una forma letteraria tradizionalmente intesa come tale, quella del romanzo appunto, riconoscendo allo scrittore – nato a Nagasaki nel 1954, ma trasferitori nel Surrey appena sei anni dopo, a seguito del padre oceanografo – l’abilità di “svelare l’abisso al di sotto del nostro illusorio senso di connessione con il mondo”, in romanzi definiti efficacemente “di grande impatto emotivo”.

Nella sua corposa bibliografia, sicuramente il titolo più conosciuto presso il grande pubblico è Non lasciarmi, pubblicato nel 2005 e vincitore nello stesso anno del Premio Alex, oltre che oggetto di una trasposizione cinematografica nel 2010 diretta da Mark Romanek. Il romanzo narra la vicenda di tre ragazzi – Kathy, Tommy e Ruth – che vengono educati alle arti e alla cultura in un collegio immerso nella campagna inglese, per poi essere trasferiti e prepararsi alla “missione” che la società ha assegnato loro: donare i propri organi, essendo i giovani “nient’altro” che cloni umani creati in laboratorio proprio per sopperire ai problemi medici di altre persone.

Prima di questo romanzo, a livello internazionale Kazuo Ishiguro era già riuscito ad affermarsi per due libri, rispettivamente del 1986 e del 1989. Il primo, Un artista del mondo fluttuante, già dal titolo si riferisce alla storica tradizione artistica giapponese, dal momento che il termine stesso ukyo-e – cui vengono associati autori del calibro di Hokusai, Utamaro, Hiroshige e Kuniyoshi – si traduce con “immagine del mondo fluttuante“, ed è incentrato sulle riflessioni di un anziano pittore che si trova a fronteggiare lo stravolgimento della società nipponica nel secondo dopoguerra.
Il volume del 1989, Quel che resta del giorno, è stato insignito del prestigioso Booker Prize e trasposto poi in un film nel 1993, per la regia di James Ivory.

Sempre in bilico tra la cultura d’origine e l’ambiente occidentale in cui si è trovato a vivere, Kazuo Ishiguro deve probabilmente a queste sue stratificate radici culturali la capacità di innovare il romanzo britannico – e il formato letterario in senso lato – ricorrendo a elementi di generi normalmente considerati popolari ed estranei alla produzione letteraria occidentale più blasonata, che tuttora tende a rifarsi al modello del romanzo introspettivo o dell’affresco sociale-sociologico di matrice ottocentesca.
Prova di questa visione “eterodossa” del romanzo è l’ultima fatica del Premio Nobel, il libro Il gigante sepolto pubblicato nel 2015 a 10 anni di distanza dall’opera precedente, che si rifa a Tolkien nel tratteggiare una mitologica Britannia del V secolo, popolata tra l’altro di draghi, orchi e altre creature fantastiche.