Amsterdam riscopre la Pop Art di Roy Lichtenstein

4 novembre 2017


Precursore, innovatore, anticipatore: Roy Lichtenstein diede vita a una tra le più affascinanti produzioni artistiche del Novecento, riuscendo a precedere artisti della sua stessa generazione e a porsi come personalità di interesse e ispirazione per gli autori successivi. Alla sua arte, capace di influenzare una pluralità di generi e linguaggi – dalla pittura alla pubblicità, dalla fotografia al design fino alla moda – il Moco Museum di Amsterdam, recentemente inaugurato, dedica una mostra inaugurata lo scorso 3 novembre.

Curata da Gianni Mercurio – già curatore delle esposizioni dedicate a Keith Haring, a Jean Michel Basquiat, ad Andy Warhol e a Roy Lichtenstein – e da Mirta d’Argenzio – a sua volta curatrice di una retrospettiva di Damien Hirst e Robert Rauschenberg – Roy Lichtenstein – Lasting Influence presenta una selezione di straordinarie grandi opere della serie Imperfect Paintings, testimoni della ricerca dell’artista nello specifico ambito dell’ “astratto geometrico”.
Significativo, sempre sul fronte curatoriale, il contributo di Kim e Lionel Logchies, fondatori del Moco Museum, che in passato si sono dedicati alla selezione delle opere dell’artista – tra cui le serie Brushstrokes, composta da pitture che riproducono come oggetto isolato uno o più spennellate, Imperfects e Still Lifes – a partire da varie collezioni europee e americane.

Il grande esponente della Pop Art statunitense, scomparso a New York nel 1997, intraprese la carriera dedicandosi a immagini prese dalle pubblicità sui giornali, legate alla sfera quotidiana. L’universo del fumetto divenne ben presto una straordinaria fonte di ispirazione per il suo lavoro e, ancora oggi, il suo nome rimanda immediatamente a questo specifico ambito. Forte di una componente ironica ricorrente, la sua produzione ha affrontato temi antitetici, come il romantico e la guerra, sempre animata da uno slancio preciso e riconoscibile: “Fin dall’inizio, sentivo che il fumetto doveva essere depersonalizzato – ha dichiarato in passato l’artista. – Dovevo immaginare le grandi emozioni come la passione, la paura e la violenza, in un modo impersonale e meccanico. Cerco qualcosa che dia la sensazione di mistero, o dell’assurdo, o di qualcosa di logico o di estremamente semplice ma anche di estremamente complesso. Qualcosa di visivo con o senza testo che possa far parte di una pittura piuttosto che un fumetto che viene considerato divertente. Il dramma e l’eroismo, e allo stesso tempo le conseguenze sconosciute, sono ancora oggi il nostro sguardo verso la guerra.

In occasione della mostra, inoltre, vengono presentate  opere fotografiche di Gianfranco Gorgon, Timothy Greenfield Sanders, Dennis Hopper e Ugo Mulas, artisti “di tendenza” nell’arco compreso tra gli anni Cinquanta e i Novanta.
Nell’allestimento è compresa una stanza, restituita in 3D con arredi dell’epoca, che riproduce Bedroom at Arles, il quadro dipinto da Lichtenstein nel 1992 a partire da una cartolina dal famoso trittico di Van Gogh La camera da letto, eseguito tra il 1888 e il 1889.

[Immagine in apertura: Roy Lichtenstein, Modern Tapestry, 1968, Estate of Roy Lichtenstein, copyright Pictoright Amsterdam 2017]