KölnSkulptur festeggia il traguardo dei vent’anni

6 novembre 2017


Andrea Büttner, Claudia Comte, Jan Kiefer, Eduardo Navarro, Solange Pessoa, Lin May Saeed, Teresa Solar e Pedro Wirz: sono gli artisti scelti per la nuova edizione di KölnSkulptur 9, la biennale d’arte contemporanea istituita nel 1997 dalla coppia formata da Michael e Eleonore Stoffe.
Scomparsi rispettivamente nel 2005 e nel 2007, i due collezionisti avevano ideato un format dedicato esclusivamente alla scultura, fissandone le sede nello Skulpturenpark Köln. Il loro progetto viene oggi portato avanti dalla fondazione senza scopo di lucro omonima, attiva dal 2008 nel perseguimento della visione di “un museo permanente della scultura nella natura“.
Invitando curatori a rotazone, KölnSkulptur è stata quest’anno affidata alla curatrice, storica dell’arte e autrice di nazionalità spagnola Chus Martínezgià chief curator del MACBA di Barcellona dal 2008 al 2011.

Le opere dei nuovi artisti coinvolti nell’edizione corrente vanno a sommarsi ai circa 150 lavori realizzati, nel corso degli anni, da autori di rilievo internazionale, tra cui Louise Bourgeois,  Jenny Holzer e Dan Graham.
Gli interventi recenti sono unificati dal tema La Fin de Babylon. Mich wundert, dass ich so fröhlich bin! scelto dalla curatrice:  “Skulpturenpark Köln è una voce continua che ricorda le possibilità che dobbiamo per sopravvivere e lo fa attraverso l’arte – ha spiegato Martínez. – Le opere d’arte non sono magiche, anche se condividono l’idea che l’emozione è ciò che alimenta una nuova immaginazione del mondo in cui viviamo. Tutti vogliono animare ciò che non possiede la natura umana – gli elementi della natura stessa, il metallo, il legno e la terra – e testimoniare un territorio comune tra noi e gli animali, le piante e la vita geologica.”

Il riferimento alla mitica Babilonia “si riferisce al sogno di un nuovo inizio per la cultura e quindi per la società. Non esiste una cosa del genere, eppure c’è. Da una parte abbiamo la vita che abbiamo, le nostre circostanze sono difficili da cambiare, le nostre possibilità difficili da manifestare. E ci sono momenti in cui crediamo che il passato sarebbe un posto migliore e altri in cui percepiamo il tempo in cui viviamo pieno di possibilità, di aperture.” Il risultato di queste premesse, visibili dallo scorso 15 ottobre a Colonia, sono sculture molto diverse tra loro per dimensioni, materiali impiegati e linguaggio, tutte capaci di suggerire come “la natura possa aiutarci a riflettere sul futuro della vita e della cultura“.