Quando gli intellettuali italiani andarono in Cina

2 novembre 2017


Recarsi in Cina a metà Novecento? “Era un sogno”, come dichiarò Ernesto Treccani, uno degli intellettuali italiani che presero parte alla prima delegazione in visita ufficiale nella Repubblica Popolare Cinese – costituita nel 1949 – nel settembre 1955. Il gruppo, presieduto da Piero Calamandrei e coordinato dal Centro Studi per le relazioni con la Cina di Ferruccio Parri, comprendeva personalità di primo piano della cultura del Novecento italiano, come Franco Antonicelli, Norberto Bobbio, Carlo Bernari, Carlo Cassola,  Antonello Trombadori, lo stesso Calamandrei e Franco Fortini.
La mostra E voudrai savoir, aperta al Complesso Museale Santa Maria della Scala di Siena fino al 7 gennaio 2018, ricostruisce attraverso documenti – e soprattutto fotografie – quell’esperienza che ispirò scritti o racconti pubblicati da quasi tutti i partecipanti, una volta tornati dallo sterminato Paese asiatico.

L’appuntamento, frutto della collaborazione con il Centro Franco Fortini dell’Università di Siena e Santa Maria della Scala, si inserisce nel novero degli appuntamenti promossi nel centenario della nascita di Franco Fortini, autore di Asia Maggiore. Viaggio nella Cina: edito nel 1956 da Einaudi, costituisce il primo importante libro italiano sulla Cina Popolare. Questo volume, e le riflessioni ad esso collegate, hanno rappresentato il punto di partenza per l’esposizione che, con  immagini, scritti e ambientazioni sonore e attraverso l’allestimento dell’architetto Alessandro Bagnoli, restituisce il senso di scoperta e di sorpresa vissuto in prima persona da questi intellettuali.