Carmelo Nicosia, un catanese in Giappone

28 gennaio 2018


Dopo aver scattato qualcosa come 8mila fotografie nel corso del suo viaggio, alla Fondazione Brodbeck di Catania il reporter Carmelo Nicosia – nonché direttore della Scuola di Fotografia e Video della locale Accademia di Belle Arti – ha presentato 45, selezionatissime immagini. Tante sono le opere che compongono la mostra Japan, flight maps, in corso fino all’8 aprile.

Se lo spettatore si aspetta lecitamente di ammirare stupefacenti inquadrature, nella più tipica tradizione della fotografia di viaggio, troverà nell’esposizione molto di più, dal momento che Nicosia non ha guardato al Giappone attraverso i filtri della moderna tecnologia di riproduzione delle immagini – e post-produzione delle stesse, è il caso di aggiungere.
Sintonizzandosi proprio con la cultura del luogo, Nicosia ha scelto di produrre fotografie che ne sono un chiaro omaggio. Le stampe in blu, per esempio, trovano la loro origine nella simbologia del colore: “Perché il blu per la cultura giapponese è il colore della notte“, ha affermato il fotografo su Artribune. Ancora, alcuni degli scatti presenti a Catania non sono neppure originariamente realizzati da Nicosia, che per rappresentare il Monte Fuji – “una sorta di divinità” per i giapponesi, specifica il reporter – ha preferito modificare dei negativi riemersi dall’anonimità del Novecento, dando all’operazione e al soggetto una connotazione mitologica.

Infine, nella galleria Collicaligreggi – attigua alla Fondazione Brodbeck – sono presenti quattro composizioni, composte ciascuna dalla ripetizione per 9 volte di una stessa immagine. Difficile equivocare sul tema, trattandosi dell’esplosione della bomba atomica su Hiroshima. Anche in questo caso, Nicosia è intervenuto su fotografie d’epoca, in un intervento di recupero e rielaborazione concreti, strettamente associati a un’analoga operazione psicologica e sociale: riportando alla luce gli scatti, l’autore rivive – e riattualizza – un episodio della storia contemporanea che per lungo tempo è stato “vittima di una rimozione, una sorta di fantasma“.