La collezione Cavallini Sgarbi in mostra a Ferrara

3 febbraio 2018


Aprirà i battenti sabato 3 febbraio la mostra La collezione Cavallini Sgarbi. Da Niccolò dell’Arca a Gaetano Previati. Tesori d’arte per Ferrara, ospite del Castello Estense fino al 3 giugno. Protagonisti assoluti della rassegna i 130 capolavori provenienti dalla Fondazione Cavallini Sgarbi e frutto dell’appassionato collezionismo di Vittorio Sgarbi insieme alla madre Caterina “Rina” Cavallini e alla presenza silenziosa di Giuseppe Sgarbi.

Pittura e scultura costituiscono il cuore pulsante di una raccolta messa a punto nell’arco di 40 anni, a partire dall’illuminante incontro fra Vittorio Sgarbi e il collezionista Mario Lanfranchi. La storia dell’arte e la storia privata della famiglia Sgarbi si intrecciano, dando vita al fil rouge che unisce i capolavori della raccolta, inclusi in un orizzonte temporale esteso fra il Quattrocento la metà del secolo scorso.

La mostra si aprirà con un capolavoro del Rinascimento italiano, il San Domenico in terracotta datato 1474 e modellato da Niccolò dell’Arca, figura chiave nella collezione della famiglia Sgarbi. Nel solco della scultura si collocano anche i capitelli in marmo policromo di Domenico Gagini e le terrecotte di Matteo Civitali e Agostino de Fundulis, mentre il legame con la città estense è ribadito dal corpus di lavori legati alla scuola ferrarese, tra cui spiccano quelli di Antonio Cicognara, Nicolò Pisano, Nicola Filotesio detto Cola dell’Amatrice, Gaspare Venturini, Camillo Ricci, Giuseppe Caletti e Carlo Bononi.

Non mancheranno dipinti iconici come la Cleopatra di Artemisia Gentileschi, il San Girolamo di Jusepe Ribera, la Vita umana di Guido Cagnacci e il Ritratto di Francesco Righetti di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino. Proprio il ritratto è il genere in cui si inscrivono le opere di Lorenzo Lotto, Francesco Hayez, Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio, Lorenzo Bartolini, Raimondo Trentanove e Vincenzo Vela, mentre le atmosfere otto-novecentesche rivivono nei lavori di Gaetano Previati, Giovanni Boldini, Filippo de Pisis e Carlo Parmeggiani.


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