I giardini di Suzhou: alla scoperta del più “green” tra i siti UNESCO

29 luglio 2018

Classical Gardens of Suzhou, China. Photo by Giovanni Boccardi. Copyright: © UNESCO

Sotto il dominio della dinastia Tang, tra il 618 a.D. e i primi anni del 900, la Cina vide un proliferare di nuovi giardini. Non fa eccezione Suzhou, che anzi conferma questo fenomeno storico elevandolo ai massimi livelli: ancora al giorno d’oggi, la città limitrofa a Shanghai è costellata di canli e ponti, ma soprattutto di una miriade di giardini classici perfettamente conservati.

Nel corso della sua storia, la “Venezia della Cina” divenne insomma il terreno di una competizione piuttosto serrata: oltre a essere luoghi di contemplazione e raccoglimento, i giardini di Suzhou rappresentavano dei veri status symbol per i loro committenti e proprietari.
Come ben spiegato da Stephen Koss, che all’argomento ha dedicato un libro, “Il godimento privato, introspettivo del giardino faceva il paio con il desiderio di invitare i propri pari e mostrare l’intelligenza del progetto, nonché la propria erudizione esibita attraverso i nomi dati ai vari padiglioni e alle tante sale presenti nel giardino.
Molto distante dalla concezione botanica occidentale, il giardino per i cinesi è infatti un progetto architettonico al pari di molti altri: dalla collocazione delle rocce al tracciato percorso dall’acqua corrente, i giardini di Suzhou sono pensati con estrema cura”.

La qualità degli spazi verdi non significava però che non se ne realizzassero in gran numero: nel suo periodo di massimo splendore, la città contava oltre 200 giardini all’interno delle proprie mura e circa 100 all’esterno.
Di questi capolavori della botanica, non restano al giorno d’oggi che 60 appezzamenti. Una quantità che, nonostante segni una notevole perdita del patrimonio originale, è risultata in ogni caso notevole. Al punto da convincere l’UNESCO a dichiarare per questo “sistema” di giardini lo status di Patrimonio dell’Umanità.