La fotografia “politica” di Dorothea Lange, per la prima volta in una grande mostra britannica

20 luglio 2018

Dorothea Lange Migrant Mother

Tra le autrici più influenti del Novecento, la fotografa documentarista Dorothea Lange è finalmente protagonista di una grande retrospettiva in Gran Bretagna, ospitata fino al 2 settembre dalla Barbican Art Gallery di Londra.
Il sottotitolo della mostra, Politics of Seeing, restituisce perfettamente l’impianto curatoriale del progetto, nonché la stessa “visione” che la Lange aveva della sua fotografia: donna di incredibili risorse e dall’inattaccabile resilienza, i reportage dell’autrice hanno restituito all’opinione pubblica, con precisione e anche grandissima umanità, il volto scomodo di alcuni dei più importanti avvenimenti sociali del Novecento.

Partendo dai primi ritratti realizzati nella San Francisco “bene”, Dorothea Lange finirà per immortalare invece l’impatto della Grande Depressione sulla popolazione statunitense, nella celebre serie commissionata dalla Farm Security Administration statale creata all’indomani della crisi del 1929.
Appartiene a questo periodo della produzione della Lange, che si estese per un quadriennio dal 1935 al 1939, anche l’iconico ritratto della Migrant Mother (di cui riportiamo un dettaglio, nell’immagine in apertura), passato alla storia come uno degli scatti più iconici del Novecento.
Anche durante la seconda guerra mondiale Dorothea Lange non rinuncerà a lavorare “sul campo”, stavolta per documentare l’internamento forzato dei cittadini giapponesi e nippo-americani all’interno degli stessi Stati Uniti, in una serie di immagini che – per ovvie ragioni politiche – non furono mai troppo pubblicizzate: ancora oggi, costituiscono un corpus di opere raramente esposte, ma che non potevano mancare nella retrospettiva londinese.

Puntando l’obiettivo tanto su contesti rurali che su ambienti cittadini e metropolitani, principalmente negli Stati Uniti ma non soltanto, Dorothea Lange non smise mai di catturare un preciso paesaggio: quello sociale, fatto di volti penetranti e istanti di grande forza emotiva, nella speranza che la sua visione – letteralmente, il suo modo di vedere ciò che le succedeva attorno – potesse influenzare la società stessa, sensibilizzando l’opinione pubblica e ispirando riforme politiche.