La Venere e il David “contemporanei” di Blu, in uno spettacolare murale a Roma

22 luglio 2018


Mesi di lavoro, un solo uomo sospeso a diversi metri da terra grazie a corde e un’imbracatura, una “tela” monumentale da riempire: sono gli ingredienti dell’ultima, epica impresa di Blu, street artist bolognese che nel corso degli anni Duemila ha lasciato in diverse parti del mondo la sua caustica visione del mondo, concretizzata in rappresentazioni urbane tanto estemporanee (perché spesso soggette a cancellazione, com’è tipico degli interventi non autorizzati) quanto indimenticabili.

Stavolta, Blu sta realizzando il suo murale a Roma, per la precisione sul muro dell’ex questura del Quarticciolo, nella zona est della Capitale: non è il primo intervento dell’autore nella Città Eterna, ma di certo giunto a termine (si pensa a ottobre) diventerà uno dei più ambiziosi – al pari, per esempio, del gigantesco murale dipinto sull’ex caserma dell’Aeronautica Militare a Porto Fluviale.

A differenza delle sue incursioni passate, in questo caso Blu ha voluto confrontarsi direttamente con la tradizione figurativa dell’arte classica e rinascimentale, di cui Roma stessa offre innumerevoli icone.
Scegliendo due simboli culturali conosciuti a livello internazionale, ovvero la Venere di Milo – conservata al Louvre di Parigi – e il fiorentino David di Michelangelo, Blu compie un’elegante – ma non per questo meno feroce – critica alla stessa cultura occidentale. Lo fa semplicemente “aggiornando” i modelli scelti: la Venere si dota quindi di gioielli, borse, cinture griffate e persino un barboncino al seguito, mentre il David – visibilmente ingrassato – non manca di ostentare anch’egli tutta una serie di accessori che sono altrettanti status symbol. A cominciare dall’immancabile smartphone, con cui si scatta il canonico selfie.

Ugualmente “discusso” e apprezzato in ogni città e nazione che ha conosciuto un suo intervento, Blu non perde occasione per esprimere la sua critica sociale. Ancora una volta colpendo nel segno.

[Immagine in apertura: fonte Museo Condominiale di Tor Marancia – pagina Facebook]