Mantova si illumina, grazie alla Biennale Light Art

20 luglio 2018

Massimo Uberti, una Grande Linea di 16 tubi neon sotto il loggiato della Cavallerizza, una Ellissi con 8 tubi neon piegati cm.700x350, una grande pianta di città di 2700 cm di diametro

Sono Donatella Schilirò, Federica Marangoni, Nicola Evangelisti, Massimo Uberti, Edward Shuster + Claudia Moseley, Marco La Rosa, Davide Dall’Osso, Romano Mantovani Boccadoro, David Dimichele e Fardy Maes gli artisti scelti per la seconda edizione della Biennale Light Art di Mantova. A partire dal 21 luglio prossimo, il Complesso Museale Palazzo Ducale sarà animato dai loro interventi, in un percorso che prende in esame il tema della luce.

L’iniziativa, curata dal critico d’arte Vittorio Erlindo, fa seguito alla precedente esperienza del 2016: in quell’occasione, la mostra dal titolo “…e quando il sole cade, la città si accende” aveva temporaneamente “trasformato” il centro storico di Mantova, grazie a una serie di sculture luminose posizionate nel loggiato della Cavallerizza. In questa edizione, le opere attiveranno un confronto con l’iconica residenza gonzaghesca, contraddistinta da prospetti medievali e rinascimentali.
Fino al 7 ottobre, sarà dunque possibile immergersi in un’atmosfera speciale: al calar della sera, residenti e turisti potranno apprezzare uno scenario notturno diverso dal solito, con le più significative architetture del complesso museale illuminate e una serie di figure immaginarie che animeranno le acque del fossato del Castello di San Giorgio. Nel circuito dell’iniziativa rientrano il prato della Cavallerizza, il loggiato di Eleonora e il porticato sotto la Palazzina della Rustica, opera di Giulio Romano.
La Biennale Light Art di Mantova sarà inoltre al centro di un docufilm e di un catalogo, quest’ultimo comprensivo di immagini e testimonianze; l’obiettivo della produzione video e della pubblicazione è documentare il progetto in tutte le sue fasi, senza trascurare il processo di allestimento.

La luce disegna e colora le cose, i paesaggi, gli ambienti, le città e la vita degli uomini – ha sottolineato a riguardo Vittorio Erlindo, curatore e ideatore della manifestazione. – La sfida eterna tra il buio e la luce è in continuo divenire e mai si concluderà. L’uomo, nella breve storia della sua apparizione sulla terra, si è reso protagonista di continue invenzioni che ci consentono oggi di illuminare ed essere illuminati 24 ore su 24. Dopo secoli di studi e ricerche per avere più luce artificiale, tuttavia, è propria di questo tempo la costruzione in laboratorio del buio assoluto, che sembra tuffarci in quella tenebra primordiale che la scienza ha immaginato esistere prima della comparsa delle stelle, e che sembra riportarci all’origine profonda di noi stessi e dell’universo. Un altro modo per rammentarci che, senza il buio, la luce non apparirebbe e che, senza luce, nulla sarebbe accaduto nella lettura dell’universo: entrambe essenze inscindibili della natura, indispensabili per comprendere il contemporaneo“.

[Immagine in apertura: Massimo Uberti, Una Grande Linea di 16 tubi neon sotto il loggiato della Cavallerizza, una Ellissi con 8 tubi neon piegati, una grande pianta di città di 2700 cm di diametro, Biennale Light Art, Mantova, 2018]