Alphonse Mucha: l’icona dell’Art Nouveau incanta Bologna

22 ottobre 2018


Continua ad arricchirsi con grandi appuntamenti il “quadro espositivo” dell’autunno 2018 di Bologna. A pochi giorni dall’inaugurazione di HOKUSAI HIROSHIGE. Oltre l’onda. Capolavori dal Boston Museum of Fine Arts – in corso fino al 3 marzo prossimo, al Museo Civico Archeologico si appresta ad aprire al pubblico una rassegna senza precedenti nella storia della città. Nell’elegante cornice delle sale settecentesche di Palazzo Pallavicini, a partire dal 29 ottobre, prende il via la prima retrospettiva bolognese sull’opera di Alphonse Mucha, tra i più iconici interpreti dall’Art Nouveau.

La carriera dell’artista ceco, scomparso nel 1939, sarà analizzata attraverso 80 delle sue più note opere, tra cui iconici lavori, poster e cartelloni relativi al periodo parigino; ben 27 non sono mai state esposte in Italia prima d’ora.
Tre sezioni tematiche – Donne – Icone e Muse; Le Style Mucha – Un Linguaggio Visivo; Bellezza-Il Potere dell’Ispirazione – ricostruiranno il profilo di un autore che lega il proprio nome alle atmosfere della Parigi fin-de-siècle. La sua produzione è identificabile dalla formula “style Mucha“, espressione che sintetizza un linguaggio ritmato da composizioni armoniose, forme sinuose, riferimenti alla Natura e colori pacati: sinonimo, insomma, dello stile decorativo emergente nella sua epoca, ovvero l’Art Nouveau.

Mucha realizzò composizioni grafiche che, ancora oggi, rimandano al mondo dei cabaret, dei café, dei bistrot parigini; suoi anche i cartelloni teatrali realizzati per “l’attrice superstar” Sarah Bernhardt, così come le immagini pubblicitarie delle quali sono protagoniste affascinanti figure femminili.
Non a caso, proprio a loro è dedicata un’intera sezione del percorso espositivo, che consente di cogliere le “strategie artistiche” di Mucha. L’artista riconobbe il “potere attrattivo” dei ritratti di donne, come testimoniato nel percorso espositivi dai manifesti pubblicitari per alcune aziende, da alcune confezioni e da copertine di riviste.

Da segnalare anche la presenza in mostra di lavori messi a punto da Mucha dal 1910 in poi, al suo ritorno in patria. L’artista mise a frutto le doti impegnandosi per la libertà politica del suo Paese, attraverso opere come Epopea Slava (1912-1926) e gli studi per la decorazione del Municipio di Praga.

Curata da Tomoko Sato – organizzata da Chiara Campagnoli, Rubens Fogacci e Deborah Petroni della Pallavicini srl – la retrospettiva è stata resa possibile dalla collaborazione con Mucha Foundation, dalla quale provengono un numero significativo di opere.