Il mito di Andy Warhol rivive a Roma

14 ottobre 2018

Andy Warhol, exhibition view della mostra al Complesso del Vittoriano, Roma. Foto di Gianfranco Fortuna

Si intitola semplicemente Andy Warhol, la mostra allestita fino al 3 febbraio nell’Ala Brasini del Complesso del Vittoriano a Roma. Curata da Matteo Bellenghi, la rassegna celebra uno dei talenti più rivoluzionari della nostra epoca, capace di svelare attraverso le proprie opere i meccanismi del mondo contemporaneo, traendo linfa da essi per dare vita a opere passate alla storia.

Non è casuale, dunque, che la rassegna capitolina si apra con l’iconica serie della Campbell’s Soup, lattine di zuppa vendute nei supermercati e consegnate da Warhol all’universo dell’arte, nell’ottica dei famosi 15 minuti di celebrità bramati da chiunque, passando dall’anonimato alla luce dei riflettori. Le oltre 170 opere esposte tracciano i contorni di una carriera vissuta sullo sfondo di New York, che diede a Warhol la meritata visibilità.

Frequentatore dello Studio 54 e cuore pulsante della storica Factory, l’artista seppe cogliere lo spirito del suo tempo, traducendolo in capolavori oggi noti in tutto il mondo. Dai ritratti di grandi personaggi divenuti grazie a Warhol vere e proprie icone pop ‒ come Marilyn Monroe, Mao o Jackie Kennedy ‒ fino alle incursioni nel mondo musicale, con la realizzazione di memorabili copertine di dischi per i Velvet Underground & Nico o i Rolling Stones.

Una parte della mostra è dedicata alle polaroid dell’epoca, che costituirono per Warhol il punto di partenza delle sue opere ‒ basti pensare a Grace Jones, Valentino, Stevie Wonder o agli stessi Self portrait ‒ e al legame fra l’artista e il mondo cinematografico, cui si ispirano i ritratti di Judy Garland, Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger.

[Immagine in apertura: Andy Warhol, exhibition view della mostra al Complesso del Vittoriano, Roma. Foto di Gianfranco Fortuna]