L’arte antica a Bologna, tra sacro e profano

10 novembre 2018

Luca Signorelli (Cortona, 1450 ca. - 1523) Santa Maria Maddalena piangente, 1504-1505 Olio su tavola Frammento della pala realizzata per Matelica. Dall’eredità di Pelagio Palagi, 1860 Bologna, Collezioni Comunali d’Arte Courtesy Istituzione Bologna Musei

Mentre proseguono i lavori alla copertura di Palazzo d’Accursio, che si prevede termineranno nella primavera del prossimo anno, i Musei Civici d’Arte Antica di Bologna colgono l’occasione per valorizzare le collezioni comunali rivisitando il patrimonio secondo criteri tematici inediti.
Dopo aver allestito un percorso incentrato sulla nascita del gusto moderno, a cavallo tra Settecento e Ottocento, inaugura oggi – e resta visitabile fino al 24 febbraio – un’esposizione che intreccia due diverse dimensioni della vita umana: l’aspirazione al divino e la quotidianeità, in tutto il suo dato materiale se non “carnale”.

Curata da Silvia Battistini e Massimo Medica, la mostra L’anima e il corpo. Immagini del sacro e del profano tra Medioevo ed Età Moderna si fa forte di alcune delle più preziose opere presenti a Bologna – dai dipinti e dalle sculture dei Primitivi medievali alle tavole di Amico Aspertini e Luca Signorelli, fino alle tele di Ludovico Carracci – per illustrare chiaramente l’evoluzione che alcuni soggetti hanno vissuto nel corso dei secoli, siano essi religiosi o profani.
Se nel Medioevo la rappresentazione del corpo non era infatti che un mezzo per concretizzare le manifestazioni divine – Dio, Cristo, la Vergine Maria – al contrario nel Rinascimento è la natura umana a farla da protagonista, tanto che anche la santità è raffigurata in modo realistico.

I visitatori hanno così modo di comprendere come anche le più note raffigurazioni religiose e profane non siano rimaste uguali a se stesse nel corso dei secoli, ma abbiano accompagnato il rinnovamento del linguaggio artistico, riverberando il dibattito sulla raffigurazione del corpo umano nel mutare del clima sociale e religioso europeo. Se il Medioevo ricorre alla rappresentazione del corpo per dare un’identità alla dimensione religiosa nelle sue differenti manifestazioni (Padre Eterno, Cristo, la Vergine, i santi), nel Rinascimento il corpo rappresentato in modo naturalistico diviene fondamentale per dare un volto alla santità e facilitare la divulgazione della dottrina cattolica.
Persino gli stessi Santi rappresentati cambiano, venendo venerati prima i martiri alle origini del Cristianesimo mentre, nelle età successive, si preferiscono patroni delle città e delle sue corporazioni, come pure i Padri della Chiesa. Parallelamente, l’afflato umanistico toccava anche le arti visive portando gli artisti a dipingere e scolpire gesta eroiche e leggende classiche, di cui nel Medioevo si era persa memoria.

Il sacro e il profano si incontrano al termine del percorso espositivo, nella Sala Urbana, tra straordinari Crocifissi e divinità dalle forme perfette e seducenti.
A quale lato dell’essere umano il visitatore mostrerà la propria predilezione?

[Immagine in apertura: Luca Signorelli, Santa Maria Maddalena piangente, 1504-1505. Frammento della pala realizzata per Matelica. Dall’eredità di Pelagio Palagi, 1860. Bologna, Collezioni Comunali d’Arte. Courtesy Istituzione Bologna Musei]