Arrivano a Campobasso le Icone di Steve McCurry

29 gennaio 2019

Steve McCurry - Icons

Il mondo percorso in prima persona e suggestivamente raccontato dalle immagini di Steve McCurry arriva a Campobasso, grazie alla mostra Icons, appena inaugurata negli spazi del Palazzo GIL.
Noto in tutto il mondo per aver realizzato decine di reportage, pubblicati su libri e riviste e al centro di progetti espositivi presentati a ogni latitudini, il fotografo statunitense presenta in questa mostra una selezione delle sue opere più significative. Icone, appunto, in grado di restituire il senso di una ricerca incessante e appassionata condotta, nell’arco di oltre 30 anni di attività, in tutti i continenti, e guidata da un obiettivo preciso: gettare lo sguardo oltre gli orizzonti più conosciuti.

Curata da Biba Giacchetti, organizzata da Fondazione Cultura Molise e Sudest57, la rassegna offre un’immersione nell’universo visivo di Steve McCurry, prendendo avvio con una carrellata di ritratti straordinari; questi, progressivamente, cedono il passo a immagini di guerra e di poesia, di sofferenza e di gioia, di stupore e di ironia.
Il percorso espositivo, volutamente concepito come fluido, libera i visitatori dai vincoli delle sequenze obbligate, consentendo a ciascuno di definire un proprio itinerario visivo tra tappe che restituiscono incredibili scenari e complesse vicende degli ultimi quattro decenni.

Immancabile è il ritratto della bambina afghana Sharbat Gula, “icona tra le icone” del fotografo, che deve a questo scatto la costruzione della sua popolarità a livello internazionale. Nonostante siano trascorsi molti anni dalla sua realizzazione, quest’opera resta ancora la più nota fotografia di McCurry, grazie alla profondità calamitica che ha conquistato – o, forse, sarebbe più opportuno dire “stregato” – generazioni di persone.
Ho capito subito – ha dichiarato l’autore a riguardo – che era un ritratto importante per la profondità del suo sguardo, che raccontava tutta la tristezza della condizione del popolo afghano costretto a vivere nelle tende di questi campi profughi. Non ho impiegato più di una manciata di secondi a fotografarla: lei guardava il mio obiettivo in modo curioso, era la prima volta che era fotografata, la prima volta che vedeva una macchina fotografica. E dopo uno o due minuti è scappata via. Sparita! Ed è così che ho scattato probabilmente la più importante fotografia della mia vita“.
Completano la mostra altri scatti realizzati in Afghanistan, foto di donne del sud-est asiatico e di giovani uomini etiopi, immagini di distruzione della guerra del Golfo e dell’11 settembre, i reportage da Birmania e India, nuove foto dalla Mongolia o Papua Nuova Guinea, che si aggiungono e rinnovano questa mostra rispetto alle tappe precedenti del medesimo progetto espositivo.

Pluripremiato per la sua opera – tra i riconoscimenti conferiti la Robert Capa Gold Medal, il premio della National Press Photographers, per quattro volte il primo premio al concorso World Press Photo e la Centenary Medal for Lifetime Achievement – McCurry è stato ospite di Campobasso lo scorso mese di settembre, in occasione della manifestazione Art festival Poietika.


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