Messico: la macabra scoperta archeologica legata al dio Xipe Tótec

7 gennaio 2019

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Secondo gli archeologi, “nell’Olimpo preispanico” il dio Xipe Tótec rivestita un ruolo tutt’altro che secondario. A questa divinità, infatti, i fedeli si rivolgevano per questioni legate alla fertilità, per ottenere un raccolto abbondante e, forse, persino per dissipare i venti di guerra.
La “rigenerazione”, all’interno della famiglia, dei campi, dell’intera comunità, dipendeva dunque dall’influenza e dal contributo di Xipe Tótec, al quale i sacerdoti erano soliti offrire sacrifici particolarmente cruenti.

Proprio per queste ragioni, la scoperta del primo sito conosciuto dedicato a Xipe Tótec ha acquisito un particolare rilievo: come indicato dal sito dello Smithsonian Mag, si tratta di un antico tempio, utilizzato tra il 1000 e il 1260 d.C., localizzato all’interno del sito di Ndachjian-Tehuacán.
Probabilmente venne costruito dai Popoloca, un popolo destinato a essere conquistato in una fase successiva dagli Aztechi; la venerazione verso Xipe, tuttavia, si ritiene fosse estesa a tutti i territori della Mesoamerica.

A consentire agli archeologi di identificare con chiarezza la divinità associata alla struttura è stato il rinvenimento di due sculture raffiguranti crani “scorticati” in pietra e di un’altra che rappresenta lo stesso dio, noto anche con l’appellativo di “Signore scorticato”.
Tale denominazione è legata ai sanguinosi sacrifici rituali compiuti dai sacerdoti che, a quanto sembrerebbe, scuoiavano prigionieri o schiavi per poi indossarne le pelli durante le cerimonie religiose: un tributo per il dio del rinnovamento e della rinascita.