Al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia un viaggio nella maternità

29 marzo 2019

Teca di specchio in bronzo che raffigura il piccolo Dioniso affidato alle cure di una delle sue nutrici. Dalla Collezione Castellani, inizi del III sec. a.C.

Come si viveva all’interno delle famiglie etrusche e romane? Quali regole e consuetudini vigevano nei rapporti tra adulti e bambini? Per molto tempo gli studiosi hanno ritenuto che nelle società antiche il mondo dell’infanzia rivestisse un ruolo marginale.
Tuttavia, gli oggetti di uso quotidiano presentati in occasione della mostra Maternità e allattamento nell’Italia antica sembrano porre le premesse per una narrazione diversa, aprendo un nuovo varco nello studio di queste civiltà.

Curata da Giulia Pedrucci con Vittoria Lecce – con il sostegno del Comitato provinciale UNICEF di Roma che ne ha riconosciuto la valenza scientifica – la rassegna visitabile fino al 2 giugno al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia indaga le tematiche riguardanti la maternità nel mondo etrusco e romano adottando un punto di vista inedito.
Anziché focalizzarsi sul legame esclusivo tra mamma e bimbo, la mostra estende la prospettiva a tutte le figure che possono avere assistito, o forse anche ostacolato, la madre nel periodo che va dal concepimento al raggiungimento dell’età adulta del figlio. Nel percorso espositivo tale narrazione viene supportata dall’esposizione di “piccoli votivi, riflessi e testimonianze degli aspetti della vita quotidiana per i quali furono creati“, ovvero reperti in grado di restituite quanto non è direttamente ottenibile dalle fonti scritte.

Assumono particolare rilievo, in questo senso, le statuette votive di donne con bambini presenti in tutto il Mediterraneo antico, chiamate kourotrophoi.
Nell’Etruria meridionale e nel Lazio numerosi sono stati anche i ritrovamenti di statuette non attestate altrove, raffiguranti una coppia – formata sia da due donne che da un uomo e da una donna – e da un bambino. Per la curatrice Pedrucci, forniscono indizio per una ricostruzione ipotetica ma verosimile dei rapporti interpersonali nelle civiltà che popolarono l’Italia.

[Immagine in apertura: Teca di specchio in bronzo che raffigura il piccolo Dioniso affidato alle cure di una delle sue nutrici. Dalla Collezione Castellani, inizi del III sec. a.C.]