La creatività senza confini della surrealista Dorothea Tanning

3 marzo 2019

Dorothea Tanning, Eine Kleine Nachtmusik, 1943, Oil paint on canvas, 407 x 610 mm, Tate © DACS, 2019

C’è tempo fino al 9 giugno per visitare la mostra intitolata dalla Tate Modern di Londra a Dorothea Tanning, scomparsa nel 2012. Circa 100 opere ripercorrono la carriera dell’artista, che seppe cimentarsi nelle tecniche più svariate, dando forma a una creatività davvero inarrestabile.

Originaria dell’Illinois, la Tanning fece proprie le istanze surrealiste, espandendole poi verso nuovi confini grazie all’utilizzo di linguaggi che spaziano dalla pittura alla scultura, dalle scenografie alle installazioni su larga scala, capaci di restituire al pubblico di oggi un efficace colpo d’occhio sulla sfaccettato immaginario dell’artista.

I primi incontri della Tanning con il Surrealismo avvennero a New York negli anni Trenta e si tradussero negli enigmatici dipinti degli esordi, che sfociarono successivamente nella cosiddetta pittura prismatica degli anni Cinquanta, dove il colore e gli elementi figurativi risultano a fuoco in maniera alterna, garantendo esiti di forte impatto come nell’opera Insomnias, datata 1953. Anche gli abiti di scena progettati per i balletti di George Balanchine e John Cranko, tra gli anni Quaranta e i Cinquanta, sintetizzano queste atmosfere, illuminando la cifra stilistica della Tanning.

Anche la scultura gioca un importante ruolo nella poetica dell’artista, come dimostrato dai lavori in stoffa realizzati utilizzando una macchina da cucire Singer: forme antropomorfe, a metà tra oggetti e corpi, traghettano i dettami surrealisti verso un nuovo livello, aprendo la strada alle future ricerche di Louise Bourgeois, Sarah Lucas e altre figure chiave del nostro tempo.

[Immagine in apertura: Dorothea Tanning, Eine Kleine Nachtmusik, 1943, Oil paint on canvas, 407 x 610 mm, Tate © DACS, 2019]