La pittura di Antonio Fontanesi, tra passato e presente

8 aprile 2019

Antonio Fontanesi, La quiete, 1860. Fondazione Torino Musei - Galleria d’arte Moderna

Si intitola Antonio Fontanesi e la sua eredità. Da Pellizza da Volpedo a Burri la mostra che, fino al 14 luglio, animerà le sale del Palazzo dei Musei a Reggio Emilia, città natale dell’artista ottocentesco che seppe distinguersi grazie a una originale declinazione pittorica del paesaggio, tra aderenza al vero e urgenza di assegnare alla realtà una connotazione emotiva.

Curata da Virginia Bertone, Elisabetta Farioli e Claudio Spadoni, l’esposizione riunisce alcuni dei più importanti dipinti di Fontanesi provenienti da numerosi musei e istituzioni italiani, accostandoli a una serie di opere nelle quali la critica ha riconosciuto la sua influenza, lungo un arco cronologico che dagli anni Ottanta dell’Ottocento raggiunge gli anni Sessanta del Ventesimo secolo.

Vittore Grubicy, Leonardo Bistolfi, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli, Carlo Carrà, Felice Casorati, Arturo Tosi sono solo alcuni degli artisti che avrebbero fatto propria la lezione di Fontanesi. A loro si aggiungono anche gli autori indicati da Roberto Longhi e da Francesco Arcangeli come “eredi” dello stile di Fontanesi in tempi più recenti: Ennio Morlotti, Mattia Moreni, Pompilio Mandelli, Alberto Burri.

[Immagine in apertura: Antonio Fontanesi, La quiete, 1860. Fondazione Torino Musei – Galleria d’arte Moderna]