È stato davvero decifrato il misterioso Manoscritto Voynich?

17 maggio 2019

Pagine del cosiddetto Manoscritto Voynich, fonte Beinecke Rare Book & Manuscript Library, Yale University, via Wikipedia

A lungo considerato come “il più enigmatico ‘codice’ del mondo“, il Manoscritto Voynich potrebbe non essere più avvolto dall’alone di mistero che lo ha fin qui accompagnato. Risalente al XV secolo, sarebbe stato infatti “decifrato” da un accademico britannico, che ha sviluppato una nuova teoria sul suo significato e, soprattutto, sul suo contenuto.
Nei decenni, il solo punto di convergenza tra i ricercatori che si sono dedicati allo studio del volume, conservato nella biblioteca della Yale University, era stata la sua assoluta complessità (ma forse sarebbe meglio parlare proprio di “incomprensibilità”).
Il primo rompicapo irrisolto riguarda l’identificazione della lingua: venne scritto in una forma di latino? Oppure si tratta di una “speciale variante” dell’ebraico? E se fosse stato redatto nel misterioso atzeco o in turco antico?

La posizione espressa dallo studioso dell’Università di Bristol, rimbalzata su alcune delle principali testate internazionali, ha riportato alla ribalta la dibattuta identità del Voynich. La nuova teoria lo considera redatto in una lingua estinta, conosciuta come proto-Romance (o protoromanzo).
A scriverlo sarebbero state alcune suore, che lo avrebbero indirizzato a Maria di Castiglia, Regina d’Aragona. Il manoscritto sarebbe “un compendio di informazioni sui rimedi a base di erbe, bagni terapeutici e letture astrologiche“, come indica The Guardian, incentrato sulle salute fisica e mentale delle donne.

L’opera, la cui attuale denominazione si deve all’antiquario polacco Wilfrid Voynich, che lo acquistò nel 1912, continua però a generare dubbi e divisioni tra gli esperti di Medioevo, che hanno accolto con manifestazioni di scetticismo la pubblicazione degli esiti di questa ricerca, apparsa sulla rivista Romance Studies.

[Immagine in apertura: Alcune pagine del cosiddetto Manoscritto Voynich, fonte Beinecke Rare Book & Manuscript Library, Yale University, via Wikipedia]