Il clan dei ricciai: una bella storia di riscatto in Sardegna

10 maggio 2019

Il clan dei ricciai documentario

Gesuino Banchero, Andrea Venturi, Massimo Senis, Simone Mattana, Bruno Banchero, Joe Perrino: sono loro i Ricciai, ovvero i componenti di uno “speciale” gruppo di pescatori di Cagliari, accomunati da qualcosa che è molto di più di un mestiere faticoso, profondamente legato alla tradizione sarda.
I Ricciai sono nati in contesti sociali difficili e violenti, finendo per diventare esponenti della “vecchia malavita cagliaritana”. Hanno avuto problemi con la giustizia, hanno vissuto in prima persona – e spesso per lungo tempo – l’esperienza della detenzione: un destino, per molti di loro, praticamente inevitabile.

Nei 70 minuti del documentario Il clan dei ricciai, in cui il regista Pietro Mereu racconta le loro storie, a emergere sono i loro sogni, le speranze per il futuro, il desiderio di riscatto, ma anche la distruzione, fisica e psicologica, conseguente il turbolento passato. La voglia di riprendersi la vita, dopo gli anni difficili e tormentati della detenzione che per molti sono impressi nell’anima – e altrettanto indelebilmente nel corpo, nella forma per esempio di tatuaggi – si scontra con il peso dell’esperienza detentiva e con la fatica di adattarsi alla nuova quotidianità.

Film riconosciuto “d’interesse culturale dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – Direzione generale cinema“, il documentario realizzato con il sostegno della Fondazione Sardegna Film Commission e del Comune di Cagliari – Fondo Filming Cagliari sta per approdare nei cinema italiani. A partire dal 12 maggio, infatti, verrà presentato a Firenze al Cinema La Compagnia; quindi a Cagliari il 15 maggio, al Cinema Greenwich, per poi approdare a Milano, al Cinema Mexico, il prossimo 20 maggio.
Prossimamente, anche i telespettatori di Sky Arte potranno infine conoscere questa avvincente narrazione: il documentario è atteso anche sul piccolo schermo.

In questo film vedremo una Cagliari e una Sardegna mai vista, a metà strada tra il Sudamerica e il Mediterraneo. Colori accesi e zone degradate di una città
apparentemente borghese dominata dalla Massoneria, uomini con facce segnate dal
carcere e dalla sofferenza“, ha raccontato nelle note di regia lo stesso Mereu, che ha all’attivo numerose esperienze, nel cinema e in televisione.
La narrazione per immagini è affiancata dalla musica dell’artista cagliaritano Joe Perrino, “che ha dedicato ben due album alla malavita e che è il naturale cantastorie di questo Clan sui generis“, ha precisato il film maker, aggiungendo che “lo stile del Film è crudo come è la vita degli uomini segnati dal crimine, con un velo di romanticismo tipico dei mondi in estinzione come quello dei malavitosi cagliaritani“.