La verità sulle culture underground, secondo Chris Steele-Perkins

12 maggio 2019

Chris Steele-Perkins, Girls dancing in youthclub, Wolverhampton, 1978

Dopo aver studiato psicologia, negli anni Settanta l’allora quasi trentenne Chris Steele-Perkins si trasferì a Londra, deciso a intraprendere la carriera del fotografo. Ci riuscì, dal momento che nello stesso decennio entrò a far parte della prestigiosa agenzia Magnum Photos.
La Photographers’ Gallery di Londra gli dedica ora un’esaustiva mostra monografica, in corso fino al prossimo 30 giugno, che ripercorre la peculiare visione del fotogiornalismo da parte dell’autore, che ha sempre creduto di poter mostrare “il quadro generale” della società concentrandosi su “piccoli mondi”.

Diverse serie fotografiche esemplificano bene questo suo approccio, a cominciare da The Teds del 1979, in cui Chris Steele-Perkins ritrae una serie di Teddy Boy – membri della subcultura giovanile dell’epoca – mostrandone lo stile, il sistema di valori e l’identità di un’intera generazione di inglesi.
Sul versante opposto, Chris Steele-Perkins è riuscito a documentare in modo brillante anche i momenti di crisi sociale – per esempio con il libro fotografico Survival Programmes del 1982, realizzato con il collettivo EXIT e dedicato alle classi sociali disagiate nei contesti urbani della Gran Bretagna – e i cambiamenti in corso nei Paesi in via di sviluppo, dall’Africa all’America Centrale.

[Immagine in apertura: Chris Steele-Perkins, Girls dancing in youthclub, Wolverhampton, 1978, via thephotographersgallery.org.uk]