La rivoluzionaria fotografia di Tina Modotti

5 maggio 2019

Tina Modotti, Le mani di un lavoratore dell'edilizia, Messico, 1926

Passionale, talentuosa e determinata. Sono questi gli aggettivi che meglio descrivono Tina Modotti, protagonista della mostra allestita fino al primo settembre negli ambienti di Palazzo Bisaccioni, a Jesi. Tina Modotti fotografa e rivoluzionaria offre al pubblico l’opportunità di ammirare sessanta scatti provenienti dalla Galerie Bilderwel di Berlino di Reinhard Schultz, che ne è anche il curatore, descrivendo visivamente la vita e la carriera della fotografa originaria di Udine.

Salpata giovanissima per gli Stati Uniti, dove la attendevano il padre e la sorella, Tina visse una breve esperienza cinematografica a Hollywood, recitando nella pellicola The Tiger’s Coat, diretta nel 1920 da Roy Clements e dando prova del suo talento trasversale. Fu però la passione per l’obiettivo a modificare radicalmente la sua esistenza, specie dopo il trasferimento in Messico e l’incontro con il mentore e poi compagno Edward Weston.

In Messico la Modotti sviluppò anche il suo interesse per la politica e le dinamiche sociali, diventando ben presto una attivista impegnata e una intellettuale di spicco, insieme agli amici Frida Kahlo, Julio Antonio Mella e Vittorio Vidali. In seguito a 12 giorni di carcere e all’espulsione dal Paese per essersi rifiutata di rinnegare il comunismo, la Modotti viaggiò tra l’Europa, la Russia e di nuovo il Messico, dove trovò una misteriosa morte, nel 1942, sul taxi che la stava riportando a casa.

[Immagine in apertura: Tina Modotti, Le mani di un lavoratore dell’edilizia, Messico, 1926]