Tutti gli artisti affascinati dalla preistoria, al Centre Pompidou di Parigi

7 maggio 2019

Richard Long Snake Circle, 1991 Gneiss (pierre), Ht 70 x diam 400 cm CAPC musée d’art contemporain, Bordeaux . Achat à la Galerie Tschudi avec l’aide de la DMF en 1992 © Adagp, Paris 2019 Photo : Anaïs Sibelait, Mairie de Bordeaux

Quali legami intercorrono tra la preistoria e l’arte moderna e contemporanea?
Cosa unisce le ricerche condotte da artisti come Picasso, Miró, Cézanne, Klee, Giacometti, Ernst, Beuys, Klein, Dubuffet, Louise Bourgeois, a quelle di autori attualmente in attività come Giuseppe Penone, Miquel Barceló, Wim Wenders, Pierre Huyghe e Colomba Allouche?

Con la mostra Préhistoire, une énigme moderne, il Centre Pompidou di Parigi propone una orginale riflessione, tesa a dimostrare le ragioni della “attrazione” che vari artisti hanno avuto – e continuano ad avere – per tutto “ciò che ha preceduto la storia“.
Realizzata in collaborazione con il Muséum national d’Histoire naturelle – Musée de l’Homme, con il Musée d’archéologie nationale – Domaine national de Saint-Germain-en-Laye e il Musée national de Préhistoire (Les Eyzies) e aperta fino al 16 settembre prossimo, la rassegna esamina le ragioni alla base dell’ossessione che alcuni dei più significativi artisti del Ventesimo e Ventunesimo secolo hanno sviluppato nei confronti della preistoria e delle sue implicazioni concettuali.

Almeno tre gli ambiti tematici analizzati: dalla crescente consapevolezza della lunga durata della vita sulla Terra, maturata grazie alle analisi condotte sui fossili a cavallo tra Settecento e Ottocento, all’affermarsi del concetto di “preistoria” delle culture umane, fino alla scoperta delle prime forme d’arte realizzate dai nostri più lontani antenati. Impiegando un criterio di tipo cronologico, il percorso espositivo risale all’impatto che le ricerche, le ipotesi e le speculazioni sulle origini del pianeta e della vita umana hanno avuto sull’immaginazione degli artisti. Reperti iconici risalenti al Neolitico e al Paleolitico, fossili, pietre incise e altre testimonianze di rilievo archeologico vengono proposti accanto alle opere degli artisti selezionati dai curatori.

Tra i focus proposti, anche la riflessione conseguente il passaggio dalle società di cacciatori-raccoglitori (paleolitici) alle società agrarie (neolitiche), che costituisce la prima forma di manifestazione del potere dell’uomo sull’ambiente: un processo da allora sostanzialmente ininterrotto.

[Immagine in apertura: Richard Long, Snake Circle, 1991, CAPC musée d’art contemporain, Bordeaux. Achat à la Galerie Tschudi avec l’aide de la DMF en 1992
© Adagp, Paris 2019. Photo: Anaïs Sibelait, Mairie de Bordeaux]