Un’installazione onirica di Fornasetti al Fondaco dei Tedeschi di Venezia

6 maggio 2019

Barnaba Fornasetti T Fondaco dei Tedeschi Venezia

Conto alla rovescia a Venezia per l’apertura al pubblico della 58. Esposizione Internazionale d’Arte, in occasione della quale l’Italia sarà rappresentata da Né altra Né questa: La sfida al Labirinto, la mostra curata da Milovan Farronato all’interno del padiglione nazionale.
A partire dall’8 maggio, proprio in occasione della kermesse lagunare, sarà visitabile La regola del sogno, l’installazione ideata da Barnaba Fornasetti e Valeria Manzi per T Fondaco dei Tedeschi, il lifestyle department store progettato da Rem Koolhaas e dal suo studio.

Esposto fino al 24 novembre, l’intervento artistico site-specific occupa la sede del Fondaco dal quarto piano alla corte, fino alla porta d’acqua, attraverso una pluralità di immagini tratte dall’archivio Fornasetti, artefici di un vero e proprio “gioco ipnotico e conturbante”. Volti femminili – tra cui quello dell’ormai riconoscibile musa di Piero Fornasetti, Lina Cavalieri – insieme a sagome di scimmie, di mani e di braccia intendono omaggiare la bellezza delle opere dei Maestri veneziani Giorgione e Tiziano, posizionate nel Cinquecento nella facciata dell’edificio, dando nello stesso tempo vita a un “gioco di rimando e ribaltamento, di metissage tra codici ed epoche diverse“.

Come sottolineato da Demetrio Paparoni, nel testo critico redatto per introdurre La regola del sognoil progetto espositivo si relaziona agli affreschi realizzati da grandi maestri delpassato per il Fondaco dei Tedeschi. L’installazione site-specific crea un corto circuito tra il volto di Lina Cavalieri, la musa di Piero Fornasetti, che ne fece l’icona della serie Tema e Variazioni, e i volti femminili ripresi dalle acqueforti a bulino settecentesche di Anton Maria Zanetti riferite agli affreschi di Giorgione e Tiziano, che un tempo si potevano ammirare al Fondaco”.
Un’esperienza dunque di “esplosione immaginativa”, attraverso la quale i due creativi ripercorrono la storia e l’identità del Fondaco, intrecciandola con la produzione e con il linguaggio dello storico Atelier Fornasetti.