Al MET, una provocatoria iniziativa per la Giornata mondiale del Rifugiato

21 giugno 2019

marc chagall gli amanti 1914

A New York, il Metropolitan Museum of Art ha scelto di aderire alla Giornata internazionale del rifugiato con un progetto che illustra i contributi degli artisti che hanno conosciuto questa condizione in prima persona.
Che cosa avrebbe perso l’intera collettiva senza il loro contributo? Perché è tanto importante, anche in questa fase storica, tenere accesi i riflettori su questo tema?

Queste le premesse teoriche di un’iniziativa il cui primo atto è stata una “scelta forte”: per ben tre giorni – dal 17 al 20 giugno, ovvero il World Refugee Day – The Lovers, il dipinto eseguito da Marc Chagall tra il 1913 e il 1914, è rimasto esposto senza poter essere visibile, ovvero coperto con da un telo che ne occultava la superfice.
Di origini russe, Chagall è stato uno dei 1.500 rifugiati fuggiti dalla Francia nel 1941 in grado di trovare riparo all’estero grazie all’azione di quella che sarebbe diventata l’IRC – International Rescue Committee.

Inoltre, sia al The Met Fifth Avenue che al The Met Breuer, le opere d’arte create dai rifugiati sono state segnalate da etichette gialle identificative. I visitatori sono stati invitati a condividerne sui social network foto e immagini, impiegando l’hashtag #WorldRefugeeDay.
Fino al mese di giugno 2020, infine, resterà visitabile l’installazione tematica Home Is a Foreign Place: Recent Acquisitions in Context, che riunisce opere eterogenee – dipinti, sculture, installazioni e video, realizzati tra il 1944 e il 2016 – ispirate proprio ai temi dell’ identità e dei confini nazionali.