La Madonna Benois: il capolavoro di ​Leonardo in Italia dall’Ermitage

4 giugno 2019

Leonardo da Vinci Madonna Benois

Con la mostra Leonardo. La Madonna Benois, dalle collezioni dell’Ermitage anche la Pinacoteca Comunale di Fabriano prende parte alle celebrazioni in corso in tutto il mondo per marcare i 500 anni dalla morte dell’artista e scienziato toscano.

Inaugurata nei giorni scorsi nella città d’arte marchigiana e visitabile fino al 30 giugno prossimo, la rassegna costituisce l’apice del p culturale della XIII UNESCO Creative Cities Conference: in calendario dal 10 al 15 giugno prossimo, proprio a Fabriano, l’appuntamento internazionale è il principale tra quelli promossi dal network che riunisce i Comuni che hanno individuato nella creatività un fattore strategico di sviluppo. Come ha sottolineato la curatrice Maria Francesca Merloni, in qualità di UNESCO Goodwill Ambassador for Creative Cities, “le Città Creative si inchinano al genio di Leonardo, al suo messaggio di bellezza, che edifica e riscatta, all’apertura al mistero che un’opera così preziosa reca in sé“.

L’esposizione rappresenta l’occasione per ammirare in Italia il capolavoro giovanile del Maestro toscano, ponendo fine a un’assenza dal nostro Paese durata 35 anni. Parte integrante delle collezioni dell’Ermitage a partire dal 1914 – venne considerata come “la più importante acquisizione del Museo di San Pietroburgo negli anni immediatamente precedenti la Rivoluzione” – La Madonna Benois fu probabilmente eseguita da Leonardo tra il 1478 e il 1480.

L’opera testimonia l’indipendenza dell’artista rispetto allo stile e alla formazione di Verrocchio, del quale all’epoca di questa stessa realizzazione era allievo già da diversi anni. Numerosi, infatti, i punti di distacco rispetto alla produzione del suo Maestro: “in Verrocchio era assente ciò che in Leonardo rappresenta l’elemento principale e cioè la parentela spirituale, l’unità esistente tra una madre e il suo bambino“, ha sottolineato nel catalogo della mostra Tatiana Kustodieva, capo ricercatore del Dipartimento dell’Arte europea occidentale all’Ermitage.
A farle eco è il co-curatore Carlo Bertelli, sottolineando che “Leonardo non ha creato un’immagina statica e devozionale, ha solo fermato un momento; non ha dipinto una scena di genere, ma ha immesso nella quotidianità significati profondi“.

Tra gli aspetti rilevanti dell’opera anche la condizione di semioscurità in cui l’autore scelse di collocare le due figure sacre. La Madonna e il Bambino, infatti, sono state raffigurate in un luogo chiuso e semibuio, molto diverso dallo spazio aperto e pieno di sole caro alla tradizione fiorentina.
Non da ultimo, l’esposizione consente di riscoprire l’affascinante storia del dipinto: tra le pochissime opere pittoriche di Leonardo, ha da sempre alimentato il dibattito anche tra gli addetti del settore.