MÉCA a Bordeaux: apre il nuovo polo culturale della città francese

26 giugno 2019

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Con l’apertura di MÉCA – Maison de l’économie créative et culturelle, in programma sabato 29 giugno, la città francese di Bordeaux ha scelto di dotarsi di un nuovo polo culturale. All’interno dell’edificio progettato dallo studio di architettura BIG – Bjarke Ingels Group – che nel 2012 si è aggiudicato il relativo concorso internazionale – hanno fissato la propria dimora tre istituzioni francesi operanti in ambiti distinti: si tratta di OANA – Office Artistique de la Nouvelle-Aquitaine; ALCA – Agence livre, cinéma et audiovisuel en Nouvelle-Aquitaine; FRAC – Fond Régional d’Art Contemporain, quest’ultima attiva dall’inizio degli anni Ottanta.

L’operazione, esito di un investimento pari a 60 milioni di euro – sostenuto al 94% dalla Région Nouvelle-Aquitaine e per il resto dal Ministère de la Culture -, ha portato alla nascita di una struttura moderna e innovativa, nella quale non solo le tre diverse realtà potranno operare, avendo a disposizione dotazioni in linea con le rispettive mission. L’edificio, infatti, è stato concepito dal team di progettazione come una sorta di “creatura vivente”, aperta alla città e attraversabile da molteplici punti di accesso. Come un arco monumentale, ma marcatamente asimmetrico, MÉCA connette due porzioni della città – ovvero il quartiere di inserimento, a sua volta oggetto di una profonda rivitalizzazione, e il fiume Garonna, che bagna Bordeaux -, grazie al peculiare sistema di rampe, passerelle e spazi in quota.

Per l’inaugurazione ufficiale di questo nuovo attrattore culturale cittadino, il team di FRAC, capitanato dalla direttrice Claire Jacquet, ha curato la collettiva Il est une fois dans l’Ouest. Allestita nei 1200 metri quadrati di spazio espositivo a disposizione e visitabile fino al 9 novembre prossimo, la mostra riunisce un centinaio di artisti proponendo un focus specifico sulla scena artistica della Francia occidentale e, nello stesso tempo, analizzando anche i contesti limitrofi fino ad approdare in Africa. Le opere scelte, in larga parte appartenenti alla collezione permanente del FRAC, danno vita a “una storia composita e volontariamente frammentaria“, che analizza ruolo e stereotipi dell’Ovest.