Le “metamorfosi” di Rebecca Horn a Metz e Basilea

6 giugno 2019

Rebecca Horn, Exercises in Nine Parts: Scratching Both Walls at Once, 1974-1975, Rebecca Horn Collection, copyright: 2019, Rebecca Horn/ProLitteris, Zurich

La metamorfosi del reale è uno dei temi chiave della poetica di Rebecca Horn, artista tedesca, classe 1944, al centro delle mostre allestite al Centre Pompidou-Metz e al Museum Tinguely di Basilea dal prossimo 8 giugno al 13 giugno 2020. Intitolate rispettivamente Theatre of Metamorphoses e Body Fantasies, le due rassegne ripercorrono la storia creativa della Horn, evidenziandone le peculiarità.

In particolare, il focus espositivo di Metz sottolinea l’ampio ventaglio di tecniche utilizzate dall’artista, concentrandosi perlopiù sul linguaggio filmico e sul valore del corpo all’interno. Affetta da una malattia polmonare, Horn ha trasformato la sua sofferenza in uno strumento per veicolare una riflessione sui paradossi che caratterizzano la dialettica fra corpo e macchina, uomo e animale, violenza e desiderio.

Vicina alle istanze poetiche di Man Ray, Duchamp, Meret Oppenheim e Brâncuşi, la Horn porta nelle sue opere filmiche una serie di rimandi alla mitologia, al registro fiabesco e all’alchimia, declinandoli nel linguaggio contemporaneo, al confine tra dimensione fantastica e richiamo alla realtà.

L’esito è suggestivo e straniante, come testimoniato anche dalla rassegna di Basilea, dalla quale emergono altri nuclei tematici della ricerca creativa di Horn, come il dramma dell’esilio e l’urgenza umana di stabilità. Il tutto nel solco dell’arte, che secondo Horn è espressione primordiale della consapevolezza di sé, al di là di ogni limite.

[Immagine in apertura: Rebecca Horn, Exercises in Nine Parts: Scratching Both Walls at Once, 1974-1975, Rebecca Horn Collection, copyright: 2019, Rebecca Horn/ProLitteris, Zurich]