Giuseppe Uncini, dal cemento armato alla pittura

30 luglio 2019

Giuseppe Uncini, Spazi Cemento n.28, 1995 cemento e ferro cm 101 x 132 Courtesy Collezione Privata

È un debutto espositivo destinato a farsi ricordare quello che inaugura la programmazione del MACTE – Museo d’Arte contemporanea di Termoli, inaugurato lo scorso aprile con un nuovo allestimento della collezione dello storico Premio Termoli, curato da Arianna Rosica e Laura Cherubini, nell’ottica di dare risalto alle oltre 470 opere incluse nella raccolta.

Ad “aprire le danze” sarà la ricerca artistica di uno dei partecipanti al Premio. Dal 3 agosto al 12 gennaio, il museo farà da cornice a Giuseppe Uncini/Termoli 2019, un percorso visivo attraverso la produzione dell’autore marchigiano, scomparso nel 2008. Undici lavori ne descriveranno la storia, riavvolgendo il filo di una poetica che trovò nella sperimentazione il suo fulcro.

Risalgono agli anni Sessanta, infatti, le sculture caratterizzate dall’uso del cemento armato come materiale chiave, seguite dalla parentesi pittorica legata alle riflessioni sull’ombra e sulle strutture primarie. Si collocano invece in epoca più recente, fra gli anni Novanta e i Duemila, le opere che testimoniano l’indagine di Uncini sul legame fra l’intervento artistico e il contesto ambientale.

I lavori saranno allestiti in maniera circolare nella grande sala centrale del MACTE, secondo il progetto messo a punto dal designer Andrea Anastasio. L’obiettivo è restituire la fluidità del linguaggio creativo di Uncini e, al contempo, la grande varietà delle sue scelte stilistiche.

[Immagine in apertura: Giuseppe Uncini, Spazi Cemento n.28, 1995, cemento e ferro cm 101 x 132, Courtesy Collezione Privata]