Con Alberto Timossi l’arte contemporanea approda sull’Isola di Mozia

23 agosto 2019


Non è un caso che siano proprio ventisei gli elementi in PVC, tutti di colore rosso, posizionati dallo sculture Alberto Timossi all’interno del Kothon dell’Isola di Mozia, in provincia di Trapani. L’artista, autore dell’installazione temporanea site specific Segnacoli (nell’immagine in apertura: Photo Futura Tittaferrante), così facendo ha infatti voluto rappresentare metaforicamente la distanza temporale – in secoli – che intercorre dalla fondazione del bacino di acqua dolce della piccola isola siciliana ai giorni nostri.

Curato di Lorenzo Nigro e Giuseppe Capparelli, in collaborazione con la Fondazione G. Whitaker di Palermo, l’intervento attiva una diretta connessione con le remote origini di Mozia, da tempo al centro di campagne di scavo volte a ricostruirne lo strategico ruolo rivestito, fin dall’antichità, nelle dinamiche dell’area mediterranea. Timossi, da sempre interessato a sondare le potenzialità dell’arte ambientale, già artefice di interventi destinati proprio a specchi d’acqua, nell’isola ha scelto di relazionarsi direttamente con il suo bacino d’acqua dolce.

Erroneamente ritenuto un porto, il Kothon ha nei secoli attratto Fenici, Greci e Romani. Nei rispettivi periodi di permanenza a Mozia, questi popoli lo hanno reso il centro di un’area sacra, lo hanno impiegato come specchio per osservare la volta celeste, lo hanno considerato il luogo adatto al posizionamento di una statua. Tali suggestioni e memorie sono confluite in Segnacoli, che intende evocare anche i numerosi segni, rinvenuti dagli archeologici lungo il muro di pietra del Recinto Sacro, con cui gli antichi abitanti delimitavano e segnalavano i luoghi di interesse ricorrendo a pietre di fiume.