Il Burning Man è pronto ad “accendere” il deserto del Nevada

24 agosto 2019


Conosciuto come uno degli eventi più bizzarri al mondo, il Burning Man si prepara a infuocare il deserto del Nevada. È così dal 1986, anno della sua prima edizione, quando Larry Harvey – uno dei due fondatori, insieme all’amico Jerry Goodell – bruciò per la prima volta un grande fantoccio di legno e scartoffie su una spiaggia di San Francisco. Partito come pretesto per far baldoria tra adolescenti, il Burning Man è diventato oggi, a trent’anni di distanza, uno dei festival più controversi al mondo, visitato da decine di migliaia di persone che accorrono da ogni angolo del globo, e in grado di riunire eccentriche e sorprendenti installazioni temporanee.

Descritta dagli organizzatori come “esperimento di comunità”, la manifestazione si tiene nel mezzo della distesa salata del deserto Black Rock, in Nevada. Zero contatti col mondo, nessuna possibilità di usare cellulari a causa dell’assenza di campo, nessuna camera o macchina fotografica permessa se non previo accordo con lo staff. Solo divertimento autogestito, insomma. L’obiettivo è quello di ricreare una sorta di “comunità” anarchica, a cui partecipano a ogni edizione – con un biglietto d’ingresso di qualche centinaia di dollari – i personaggi più vari: dai punkers in cerca di divertimento alle star del cinema e della moda agli appassionati di tecnologia. Una situazione di certo spettacolare, e difficile da immaginare senza averla vissuta.

Ma al centro dell’evento ci sono senza dubbio le “sculture”, strutture mastodontiche dalle forme e dai significati più singolari, che prendono fuoco negli otto giorni di durata del festival. Il tema che ha ispirato le costruzioni di quest’anno è quello della metamorfosi, a cui artisti e progettisti sono stati chiamati a rispondere dando sfogo al loro estro. Oltre 70 sculture sono già state registrate e sono pronte a prender fuoco nel deserto: dalla mega-struttura cinetica progettata da Roger Heitzman, agli enormi elefanti in omaggio a Salvador Dali di Jack Champion; dal santuario alto oltre trenta metri del collettivo americano Playa Muses, alla sauna in legno realizzata dagli architetti finlandesi dello Studio JKMM (nell’immagine in apertura: Courtesy Studio JKMM). Opere a volte più elaborate, altre più surreali, sempre comunque costruite con materiali facilmente infiammabili. Appuntamento al 25 agosto, dunque, quando verrà dato inizio alla manifestazione. Ultimo giorno il 2 settembre, quando i fuochi si spegneranno e non rimarranno che tonnellate di cenere nel deserto.