La storia del rap in un libro

28 agosto 2019


Ho digitato le prime parole di questo libro in uno Starbucks di Buenos Aires, in radio passava “Florence” del rapper londinese Loyle Carner. Altre le ho scritte in una terrazza di Katmandu con “Insane in the Brain” dei californiani Cypress Hill come sottofondo”. Comincia così l’introduzione scritta da Cesare Alemanni per Rap. Una storia, due Americhe, il suo ultimo libro da poco pubblicato per minimum fax (nell’immagine in apertura un dettaglio della copertina).

Il volume è un compendio solido e accurato della storia del genere musicale e del contesto in cui si è evoluto. Nato a New York negli anni Settanta come forma di denuncia da parte dei ragazzi afroamericani, il rap si è trasformato fino a diventare, negli ultimi decenni, la colonna sonora globale del nostro presente. Una cultura diffusa in ogni angolo del mondo, che ha “contagiato” tanto il mercato musicale quanto gli stili di vita di milioni di adolescenti.

Moda, arte, politica, linguaggio: la presenza del rap nella nostra società si avverte ovunque. Nelle 432 pagine del libro, Cesare Alemanni ripercorre questa ascesa, dedicando un’attenzione particolare agli effetti della musica rap nella cornice degli Stati Uniti. Un libro asciutto e accurato che, senza toni sensazionalistici o facili iperboli emozionali, racconta evoluzioni e contraddizioni di questa (contro)cultura: “da ribellione a status quo, da status quo a status symbol”.