L’arte rivoluzionaria di Natalia Goncharova in mostra a Londra

3 agosto 2019


Avanguardista, eclettica e instancabile sperimentatrice. Natalia Goncharova è stata una donna dalla forte indole anticipatrice, capace di brillare in molti settori della creatività, divenendo una delle artiste più versatili e impegnate del Novecento. La sua vasta produzione è in scena in queste settimane alla Tate Modern di Londra, con una retrospettiva visitabile fino all’8 settembre.

Partita dalle campagne russe, dove nacque nel 1881, la Goncharova ha toccato ambiti artistici differenti, mantenendo come fil rouge il folklore sovietico. Icone religiose, Futurismo e Raggismo si mescolano nella sua pittura; il risultato è una indipendenza formale che le permise di ottenere grandi consensi già in vita ma che, al tempo stesso, scandalizzò l’opinione pubblica di allora. Scalpore e controversie riproposte oggi alla Tate Modern, attraverso un itinerario eterogeneo e completo.

Oltre 170 opere affollano le sale del museo inglese, sotto la curatela di Natalia Sidlina e Matthew Gale. Tra i lavori in mostra dipinti, costumi, elementi scenografici, bozzetti, libri e documenti di varia natura, a testimoniare un percorso di sperimentazione artistica prolifico e attivo su più fronti: dalle arti visive al teatro, dalla letteratura al cinema. Molti anche gli interventi esposti per la prima volta nel Regno Unito, presi in prestito da collezioni pubbliche e private europee, nel tentativo di far conoscere al pubblico un universo creativo tanto affascinante quanto complesso per vastità e stili.

Organizzata dalla Tate Modern, la mostra vede inoltre la collaborazione dell’Ateneum Art Museum di Helsinki e del Palazzo Strozzi di Firenze, dove la rassegna sbarcherà nei prossimi mesi per celebrare una delle artiste simbolo del XX secolo.

[Immagine in apertura: Natalia Goncharova, Harvest: Angels Throwing Stones on the City 1911, oil paint on canvas, 1000 x 1290 mm. State Tretyakov Gallery, Moscow. Bequeathed by A.K. Larionova-Tomilina 1989 © ADAGP, Paris and DACS, London 2019]