Le innovative acqueforti di Luciano De Vita

6 settembre 2019


C’è una dichiarata coerenza tra le tre sezioni in cui è articolata la mostra Luciano De Vita. Autoritratto e gli altrettanti periodi che la critica ha individuato nella lettura della carriera dell’artista, tra i maggiori incisori del Novecento italiano. A novant’anni dalla sua nascita, avvenuta ad Ancona, l’autore è al centro del progetto espositivo in corso fino al 4 ottobre a Bologna, sua città d’adozione.

Fu infatti proprio nel capoluogo dell’Emilia Romagna che De Vita si formò, frequentando, all’Accademia di Belle Arti, i corsi di pittura di Virgilio Guidi e quelli di incisione di Giorgio Morandi; di quest’ultimo sarebbe poi divenuto assistente, per un biennio. Docente, a sua volta, all’Albertina di Torino, quindi all’Accademia di Brera di Milano e, infine, titolare del corso di Tecniche dell’incisione che era stato proprio di Morandi, De Vita ha raggiunto i risultati più significativi nell’incisione, senza tuttavia disdegnare pittura, scultura e scenografia.

Provenienti dalla raccolta di un collezionista bolognese, le acqueforti esposte ricostruiscono dunque la fase accademica, dal 1951 al 1956, il periodo informale, dal 1957 al 1959, e anche la sua maturità, dal 1960 al 1982. A ospitare la rassegna, curata da Marco Fiori e Mirko Nottoli, è la biblioteca di San Giorgio in Poggiale, un luogo ancora in larga parte da conoscere, al cui interno è conservato un ricco patrimonio grafico.

[Immagine in apertura: Luciano De Vita, La fucilazione, 1955]