A Berlino, l’arte come antidoto alle divisioni

15 settembre 2019


A vederlo sulla lunga distanza, non è passato molto tempo da quel 9 novembre del 1989, quando il Muro di Berlino cessò di esistere: appena trent’anni di storia, nei quali le società occidentali hanno imparato e allo stesso tempo dimenticato tanto. In un presente in cui ancora si alzano barriere, la mostra Walking through Walls si propone come momento di riflessione sulla necessità di aprire i nostri orizzonti.

Organizzato dal Gropius-Bau di Berlino e curato da Sam Bardaouil e Till Fellrath, il progetto presenta opere di Jose Dávila, Anri Sala, Aki Sasamoto, Regina Silveira, Mona Hatoum, Marina Abramovič e Ulay – tra gli altri. Ventotto artisti selezionati da più ambiti disciplinari, chiamati a confrontarsi sui temi del nazionalismo crescente, del populismo imperante e della preoccupante ostilità verso lo straniero.

Pur sovrapponendo tecniche e stili, la mostra presenta tre linee guida all’interno del percorso espositivo: il primo riunisce opere che esplorano il valore simbolico delle pareti come strumento di separazione; il secondo riflette sull’impatto che i muri, fisici e metaforici, hanno su chiunque sia costretto a convivere con la loro presenza; il terzo descrive infine le lotte messe in atto, nel corso della storia, per superare le divisioni esistenti nel mondo. Una mostra, visitabile fino al prossimo 19 gennaio, che vuole far leva sul passato, per capire meglio il presente.

[Immagine in apertura: Regina Silveira, Intro 2 (Irruption Series), 2019. Installation view Walking Through Walls, Gropius Bau, Berlin, 2019. Photo Mathias Völzke, courtesy the artist]