Il cinema futurista in mostra a Rovereto

1 settembre 2019


Il Futurismo fu la prima corrente artistica capace di interessarsi al cinema come linguaggio autonomo. Fortemente ispirato dai concetti di dinamismo e velocità, il gruppo futurista percepì nella macchina da ripresa uno strumento creativo, poetico e simbolico senza precedenti. La mostra in corso presso la Casa d’Arte Futurista Depero di Rovereto mette in luce questo connubio, puntando in particolare l’attenzione su uno dei protagonisti di quella stagione: Emanuele Caracciolo.

Curata da Nicoletta Boschiero e Federico Zanoner, e aperta fino al prossimo 20 ottobre, Come un film ‒ Il cinema post Futurista degli anni ‘30 raccoglie una mirata selezione di fotografie, lettere, libri e riviste, nel tentativo di ricostruire il contesto storico e l’attività del regista, oltre che i suoi rapporti con l’amico e collega Fortunato Depero.

Nato a Tripoli nel 1912, Caracciolo fu autore di Troppo tardi t’ho conosciuta, una commedia surreale del 1940, andata perduta e ritrovata solo nel 2003. La pellicola, qui presentata, è inoltre accompagnata dal film Thaïs di Anton Giulio Bragaglia (nell’immagine in apertura una fotografia di scena, Roma. Archivio fotografico Cineteca Nazionale), da Marionette di Carmine Gallone e da estratti di altre opere del primo Novecento. Una mostra di ricerca, dunque, nell’anno che segna il sessantesimo anniversario della fondazione della Casa d’Arte Futurista Depero, e nel decimo anniversario della sua annessione al Mart di Rovereto.