Nella pancia di Moby Dick, con Emilio Isgrò

13 settembre 2019


Chi non si è mai imbattuto in una delle mitiche cancellature di Emilio Isgrò? Nato a Barcellona di Sicilia nel 1937, l’artista torna oggi con una nuova mostra antologica curata da Germano Celant nelle sale dell’Ala Napoleonica della Fondazione Giorgio Cini di Venezia.

Visitabile fino al 24 novembre, la rassegna si presenta come un compendio generale sulla ricerca dell’autore siciliano, offrendo un ricco spettro di opere comprese all’interno di un arco di tempo di oltre cinquant’anni di attività. Un percorso antologico che presenta al pubblico il lungo processo creativo dell’artista, tra opere storiche ed esempi più recenti.

In mostra, le prime cancellature di libri risalenti agli anni Sessanta, come Il Cristo cancellatore ‒ l’installazione del 1968 composta di 38 volumi, in prestito dal Centre Pompidou di Parigi. E poi ancora le poesie visuali su tele emulsionate, i testi depennati de L’Enciclopedia Treccani, fino alla Weltanschauung – la monumentale carta geografica cancellata del 2007, arrivata dalla collezione del Centro d’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato.

Queste e altre opere sono presentate all’interno di un’architettura avvolgente, ispirata al celebre romanzo di Herman Melville Moby Dick. Un allestimento pensato ad hoc, così anticipato dall’artista: “Il tema che affronto per questa mostra alla Fondazione Cini di Venezia, città dove nel 1964 nacquero le prime cancellature, non può che essere quello del linguaggio. Per questo mi è parso necessario ricorrere alla tradizione biblica filtrata dal “Moby Dick”. È l’opera cancellata di Melville a contenere quindi tutte le altre, e chi entra alla mostra si lascerà accompagnare nel ventre della balena, ovvero il ventre del linguaggio mediatico che copre con il rumore il proprio reale e disperante silenzio”.

[Immagine in apertura: Emilio Isgrò, Codice ottomano della solitudine, 2010]