Tutti i volti della criminalità secondo Cesare Lombroso

29 settembre 2019


Testa piccola, sopracciglia folte e zigomi pronunciati: era questo l’aspetto del criminale “doc” secondo Cesare Lombroso, esponente di spicco del Positivismo italiano d’inizio Novecento. Considerato il padre della criminologia moderna, lo studioso è stato autore di tesi spesso controverse. Dibattute negli anni e abbondantemente screditate dalla scienza ufficiale, le sue teorie tornano oggi a far discutere, in seguito alla  mostra allestita al Museo del Cinema di Torino.

Realizzata in collaborazione con l’Accademia Albertina e visitabile fino al prossimo 6 gennaio, I 1000 volti di Lombroso presenta, per la prima volta al pubblico, una selezione di circa trecento fotografie e reperti appartenenti al fondo dell’Archivio del Museo di Antropologia criminale “Cesare Lombroso” dell’Università di Torino. Un inventario di volti di uomini e donne, compilato dallo studioso nel corso degli anni, a sostegno delle sue teorie sull’atavismo criminale.

Suddiviso in cinque sezioni, il percorso della mostra presenta una selezione ragionata di scatti, disposti in maniera cronologia: dagli studi sui malati psichiatrici al tema della criminologia in rapporto al razzismo fino alle ricerche sul brigantaggio. A completare il ricco repertorio, anche una serie di oggetti e manoscritti d’epoca, selezionati dal team di curatori del progetto, Cristina Cilli, Nicoletta Leonardi, Silvano Montaldo e Nadia Pugliese.

[Immagine in apertura: Cartellino segnaletico di Angelo Buffa. Fu realizzato sul modello
ideato da Salvatore di Ottolenghi, allievo e assistente di Lombroso, che coniugava l’uso della fotografia segnaletica alle impronte digitali. Fotografo non identificato, stampa alla gelatina sali d’argento, 1910]


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