Lavoro e industria nella biennale bolognese dedicata alla fotografia

27 ottobre 2019


C’è tempo fino al 24 novembre per prendere parte alla quarta edizione della Biennale di Fotografia dell’Industria e del Lavoro di Bologna, il festival organizzato dalla Fondazione MAST e curato da Francesco Zanot che vuole indagare, attraverso le immagini, lo sviluppo dell’uomo sulla terra. Tema di quest’anno è infatti il “costruire”, ovvero l’insieme delle attività industriali e tecnologiche messe in atto dagli esseri umani per garantire la loro sopravvivenza sul pianeta.

A investigare l’argomento sono fotografi di ogni provenienza e di ogni generazione. Tra questi, nomi cult come Albert Renger-Patzsch e André Kertész, Luigi Ghirri, Lisetta Carmi e David Claerbout, ma anche giovani promesse, da Matthieu Gafsou a Delio Jasse.

L’UOMO E IL MONDO: COSTRUZIONE E DISTRUZIONE

I loro sguardi sul mondo sono attualmente esposti nelle dieci mostre distribuite in spazi diversi del centro storico: dal Museo Internazionale e Biblioteca della Musica, dove è attualmente in corso la personale del fotografo giapponese Yosuke Bandai, al Palazzo Pepoli Campogrande, dove, fino alla chiusura della kermesse, è  possibile ammirare gli scatti di Matthieu Gafsou.

Ad arricchire l’offerta di questa edizione del festival, inoltre, anche il progetto Antropocene, ospitato al MAST fino al prossimo 5 gennaio. Curata da Urs Stahel, Sophie Hackett e Andrea Kunard, la mostra indaga l’indelebile impronta umana sulla Terra attraverso le straordinarie immagini di Edward Burtynsky, Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier, contribuendo in maniera più che mai puntuale al tema della manifestazione.

[Immagine in apertura: Armin Linke, Università del Texas, Austin, sala di modellizzazione delle correnti oceaniche, Institute for Computational Engineering and Sciences (ICES) Computational Research in Ice and Oceans Group (CRIOS), Austin, Texas, USA, 2018 © Armin Linke 2018]