A Firenze l’arte del Novecento “rilegge” Pinocchio

29 ottobre 2019


Correva l’anno 1881 quando sul periodico Giornale per i Bambini lo scrittore Carlo Collodi, al secolo Carlo Lorenzini, pubblicava la prima puntata di quello che, di lì a poco, sarebbe diventato il romanzo Le Avventure di Pinocchio. Il successo dell’opera, ancora oggi inarrestabile, è un fatto conclamato ed esteso ben oltre la letteratura per ragazzi. Il cinema, la televisione, l’animazione, il teatro, il fumetto, l’illustrazione e, come racconta la nuova mostra allestita nelle sale di Villa Bardini, a Firenze, persino l’arte hanno subito il fascino del più celebre “pezzo di legno” di sempre.

Curata da Lucia Fiaschi e visitabile fino al 22 marzo 2020, Enigma Pinocchio. Da Giacometti a LaChapelle dà vita a un inedito connubio tra l’arte, soprattutto del Novecento, e un personaggio che si è rivelato in grado di oltrepassare epoche e correnti, senza smettere di esercitare una speciale attrazione sugli artisti.

DA GIACOMETTI A LACHAPELLE

Si è accompagnato con Walt Disney e con Federico Fellini, con Terry Gilliam e con François Truffaut, con Steven Spielberg e con Roberto Benigni, con David Bowie e con Buster Keaton, con Carmelo Bene e con Enrico Baj. Alcuni hanno viaggiato con le ‘Avventure di Pinocchio’ sotto braccio, altri invece con Pinocchio, alter ego o profondissima eco. Pinocchio ancora oggi cammina per le strade del mondo e ancora non è stanco, anzi, non si stancherà mai“, sintetizza con efficacia Fiaschi nel saggio da lei redatto per il catalogo della mostra. E, in effetti, riunendo insieme per la prima volta a Firenze oltre 50 capolavori di arte contemporanea dedicati a Pinocchio, il percorso espositivo, composto da sette sezioni, rivela tutta la capacità del burattino di legno di attraversare un secolo e mezzo continuando a incoraggiare interpretazioni e analisi.

Provenienti da prestigiose istituzioni italiane e internazionali, come GNAM di Roma, Fondazione Nazionale Carlo Collodi, Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, Zurcher Hochschule der Kunste/Museum flur Gestaltung di Zurigo, Fondazione Giacometti di Parigi, oltre che da collezioni private e studi di artisti, le opere selezionate per la mostra sono state realizzate da autori distanti per linguaggio e generazione di appartenenza, ma accomunati dall’interesse verso il celebre personaggio di Collodi. Da Giacometti a LaChapelle, da Munari a Paladino, da Calder a Ontani, da McCarthy a Venturino Venturi, fino a Mario Ceroli e Nicola Samorì, il risultato è un sorprendente colpo d’occhio sull’arte del Novecento.

[Immagine in apertura: David LaChapelle, David Bowie: face masks, 1995. Chromogenic print, 66,04 x 50,08 cm. David LaChapelle, 1995]