Vivian Maier a colori. La tata-fotografa in mostra a Milano

24 ottobre 2019


Senza dubbio, Vivian Maier può essere considerata una delle prime poetesse della
contemporanea fotografia a colori”. Potrebbe prendere le mosse dalle parole di Joel Meyerowitz la mostra Vivian Maier. A colori, ennesimo, ma non per questo scontato, omaggio alla misteriosa fotografa americana.
Divenuta nota solo dieci anni fa in seguito alla fortuita scoperta di una scatola piena di rullini, la fotografa nata nel Bronx nel 1926 e morta senza mai conoscere il successo, torna oggi protagonista a Milano grazie a una corposa monografica dedicata a un aspetto non a tutti noto della sua ricerca. Curata da Alessandra Mauro, e visitabile fino al prossimo 19 gennaio presso gli spazi di Forma Meravigli, l’esposizione raccoglie infatti un’inedita selezione di scatti a colori, mai prima d’ora mostrati al pubblico italiano.

LA FOTOGRAFIA COME DIARIO PRIVATO

Realizzate tra gli anni Cinquanta e Settanta, le foto raccontano frammenti di vita quotidiana attraverso lo sguardo ironico e curioso della Maier. Paesaggi urbani, ritratti di passanti e di bambini vengono qui riproposti attraverso il noto piglio sperimentale dell’artista, “onnivora” nel suo approccio al mondo, guidata da un desiderio inarrestabile di catalogare il reale: “Ogni cosa attrae la sua attenzione e la fotografia per lei è un diario privato che non smetterà di compilare fino ai settant’anni”, scrive Alessandra Mauro nel testo di sala.
Ad arricchire il percorso espositivo, anche un nuovissimo volume targato Contrasto: un manuale di quasi trecento pagine in accompagnamento all’esposizione per conoscere, ancora più a fondo, la produzione a colori e le vicende biografiche dell’artista, eroina misteriosa della storia dell’arte contemporanea.

[Immagine in apertura: Vivian Maier, Autoritratto, Chicago. © 2018 The Estate of Vivian Maier, Courtesy of Maloof Collection and Howard Greenberg Gallery]